A inizio giugno la Pace Gallery, una delle più grandi, storiche e influenti gallerie d’arte contemporanea al mondo, ha annunciato che ridurrà il numero degli artisti che rappresenta da circa 135 a poco più di 80, e che licenzierà 50 dei suoi 250 dipendenti. Pace è una delle cosiddette “mega-gallery”, visto che ha 7 sedi sparse in più continenti, ed è comparabile per scala di profitto a una multinazionale. La notizia dei licenziamenti è stata accolta nel mondo dell’arte con preoccupazione, perché uno degli argomenti più dibattuti e attuali del settore riguarda i ricorrenti ridimensionamenti e le numerose chiusure delle gallerie d’arte degli ultimi anni.

Il fenomeno in realtà non tocca e non influenza tanto le grandi gallerie come Pace Gallery o la Blum Gallery, ma soprattutto quelle di medie dimensioni, che rappresentano tra i 15 e i 40 artisti, cioè ne promuovono e vendono le opere. Negli ultimi anni hanno chiuso decine di gallerie di questo tipo e di grande rilevanza culturale negli Stati Uniti e in Europa: la Clearing Gallery di Los Angeles, le storiche gallerie Sperone Westwater di New York e la Rhona Hoffman di Chicago, la Project Native Informant di Londra, la Nir Altman di Monaco, la Galerie Francesca Pia di Zurigo e la High Art di Parigi.