Contro il giornale svizzero Republik, Palantir – azienda tech statunitense specializzata in big data – ha perso su quasi tutta la linea. A metà giugno il Tribunale commerciale di Zurigo ha dato ragione alla testata svizzera in 22 dei 23 punti contestati dalla società americana nella citazione in giudizio dello scorso febbraio. Palantir chiedeva la pubblicazione di diverse rettifiche dopo un’inchiesta del giornale elvetico pubblicata insieme al collettivo di ricerca WAV sui tentativi dell’azienda di entrare nel mercato istituzionale svizzero, rimasti senza esito.Il tribunale ha ritenuto che quasi tutte le affermazioni contestate da Palantir rientrassero nelle valutazioni e nelle conclusioni giornalistiche ammissibili e non in false affermazioni di fatto tali da giustificare una rettifica coatta. Palantir dovrà sostenere il 95% delle spese giudiziarie, pari a 8.550 su 9.000 franchi svizzeri (circa 9.760 euro), oltre a versare a Republik circa 9.900 franchi a titolo di indennizzo per le spese legali.Il commento alla sentenza“È davvero un sollievo ricevere questa sentenza, per la quale abbiamo investito molto tempo e lavoro, dopo tanti mesi di attesa”, ha spiegato a Wired Italia Jennifer Steiner, giornalista e co-fondatrice del collettivo di ricerca WAV.Marguerite Meyer, giornalista investigativa freelance che ha preso parte alla pubblicazione, sottolinea che “il tribunale ha stabilito che la nostra valutazione e l'uso delle definizioni dei prodotti Palantir come ‘tödliche Kriegswaffe’ (arma letale di guerra, ndr) e ‘Überwachungstechnologie’ (tecnologia di sorveglianza, ndr) erano validi”. Secondo la giornalista, “sembra che abbiano (Palantir, ndr) cercato di usare meccanismi legali per contrastare opinioni sgradite”. In ogni caso, “siamo lieti dell'esito della sentenza. Dimostra che, nel rispetto dello stato di diritto, la libertà di stampa è un valore fondamentale. Continueremo a fare il giornalismo che abbiamo sempre fatto”, conclude Meyer.L’unica richiesta del tribunale nei confronti del giornale è quella di pubblicare una breve controdichiarazione di Palantir sulla parte dell’inchiesta relativa alla piattaforma software Foundry che integra, modella e analizza dati provenienti da fonti diverse per supportare poi decisioni operative e strategiche. I giornalisti ne parlavano erroneamente come una piattaforma sviluppata in origine per alcune operazioni statunitensi in Afghanistan e Iraq: “Accogliamo con favore la conferma da parte del Tribunale Commerciale di Zurigo del nostro diritto a pubblicare una controdichiarazione. Ascoltare entrambe le parti su temi importanti è fondamentale per un dibattito aperto nella nostra società” spiega a Wired Italia l’azienda tech statunitense.Per rendere possibile a tutti visionare i documenti del caso, Republik li ha pubblicati in un comunicato negli scorsi giorni.Palantir e la politica europeaLa decisione arriva in una fase in cui Palantir resta al centro sia dei mercati sia del dibattito politico. A maggio l’azienda ha comunicato risultati trimestrali in forte crescita e ha alzato le previsioni per il 2026, mentre in Europa aumentano le pressioni politiche per ridurre la dipendenza dai suoi software: come riporta l'emittente continentale Euronews, Derk Boswijk, segretario di Stato per la Difesa dei Paesi Bassi, ha dichiarato alla Camera dei rappresentanti che entro due anni dovrà essere disponibile una “alternativa a tutti gli effetti” a Palantir.Anche in Germania, dove le forze armate non vogliono usare i prodotti Palantir, e in Danimarca si sta discutendo di soluzioni locali o comunque non made in USA per funzioni sensibili di difesa, intelligence e analisi dati. Ma anche nel Regno Unito l'accordo da 330 milioni di sterline (circa 383 milioni di euro) con il Servizio sanitario nazionale (Nhs) è stato oggetto di notevoli critiche e dibattito.