“Trasparenza, modernizzazione” ma soprattutto controllo della narrazione sui beni e sui privilegi della famiglia reale. Carlo III, con una decisione forte ed inedita, ha deciso di rendere pubblica la sua dichiarazione dei redditi confessando quanto ha versato all’erario da quando è stato incoronato. Da settembre 2022 stando a quanto comunicato da Buckingham Palace, il re ha pagato circa 30 milioni di sterline (34,8 milioni di euro) facendolo rientrare tra i primi 100 contribuenti della Gran Bretagna.

A ruota segue l’erede al trono, William, che da quella stessa data è diventato principe del Galles e di milioni ne ha pagati circa 20, che convertiti in euro diventano 23. Cercando di superare a testa alta tutti gli scandali generati dalla sete di denaro del fratello Andrea e dal crollo reputazione sofferto dalla monarchia, per l’effetto combinato degli Epstein Files e di una stanchezza nei confronti dell’istituzione manifestata soprattutto dalle generazioni più giovani, il sovrano ha ritenuto di dare un ennesimo colpo alle regole ferree che hanno tenuto le segrete dei castelli sigillate per secoli.

Oggi, però, è difficile dare torto alla scelta di Carlo III, che nome più sventurato non poteva ricevere, dal momento che il suo antenato, Carlo I, nel 1649 fu il primo (ed unico) sovrano britannico a finire ghigliottinato per effetto di moti rivoluzionari spinti anche dalla sua richiesta esagerata di denaro.