Una delle opere in mostra ’Threads of Connection, The Fabric of Thought’, il progetto con cui l’azienda cinese dei filati celebra 35 anni e porta a Pitti Immagine Filati 99Xinao ha inaugurato nei Giardini Corsini ’Threads of Connection, The Fabric of Thought’, il progetto con cui l’azienda cinese dei filati celebra 35 anni e porta a Pitti Immagine Filati 99 una nuova trama fra industria, arte, cultura e rapporti Italia-Cina. Curata con Fondazione Pistoletto Cittadellarte, la mostra riunisce sei artisti e si chiude oggi alla Palazzina Reale.
Martina Boero, Piero D’Angelo, Emanuele Marullo, Ryts Monet, Marcello Pipitone e Pietra Pistoletto hanno lavorato con lana, cashmere, campionari e materiali di recupero del mega-gruppo tessile: installazioni, performance, suono e interventi nel paesaggio trattano il filo come materia e pensiero. L’anniversario aziendale, spesso diviso tra brindisi protocollare e autoritratto compiaciuto, prende una forma più intelligente e diventa ’soft power’, cioè l’influenza esercitata nelle relazioni internazionali attraverso cultura, scambi e conoscenza, anziché mediante pressione economica o militare.
Nel 2025 l’Italia ha esportato verso la Cina 3,2 miliardi di euro di prodotti del sistema moda e ne ha importati per 6,7 miliardi, secondo dati provvisori dell’Osservatorio economico Maeci su base Istat. La relazione è asimmetrica, ma tutt’altro che marginale. La bilancia pende verso Pechino ma il prestigio del made in Italy conserva una capacità di attrazione che non si misura alla dogana. L’asimmetria non è una condanna: segnala dove negoziare meglio, difendere la proprietà intellettuale, condividere la ricerca senza disperdere identità. Del resto, a venti chilometri da qui, Prato convive da una generazione con la versione meno lirica della stessa trama, capannoni dove mani cinesi cuciono l’etichetta Made in Italy.








