Ma quale “bella morte”? Il concetto è fuori discussione, se sei Peter Thiel – l’imprenditore fondatore di PayPal e Palantir, il primo investitore in Facebook e il principale sostenitore di Donald Trump tra gli oligarchi della Silicon Valley – e se hai il terrore di non avere a disposizione abbastanza tempo per cambiare faccia al mondo, secondo le linee-guida che poco alla volta hanno preso forma nella parte posteriore del tuo cervello. Per la maggior parte degli esseri umani, la morte è un dato di fatto, unica incontrovertibile certezza. Per Thiel, è un errore di programmazione. Un bug nel codice sorgente della biologia, che non solo può, ma deve essere corretto. Non c’è nulla di naturale nell’accettare il declino, secondo lui, solo una rassegnazione collettiva che chiama «ideologia della mortalità». La sua crociata contro la fine della vita non è un capriccio da miliardario annoiato, è l’applicazione coerente della sua visione del mondo: se il governo è inefficiente, bisogna fondare una nazione deregolata in mare aperto (Seasteading); se il sistema bancario è lento, crei PayPal o ti converti ai Bitcoin; se Dio ha deciso che devi morire, licenzi Dio e finanzi l’ingegneria genetica. La visione di Thiel è anti-storica. La storia è fatta di cicli e lui pensa che l’Occidente abbia smesso di progredire perché ha smesso di credere nei miracoli tecnologici. Accettare la morte significa avere fiducia in chi verrà dopo di noi. E lui non ce l’ha, questa fiducia. Vuole restare a controllare. La morte –lasciar spazio a un concorrente biologico – è la sconfitta definitiva. E Thiel non gioca per perdere. La longevità, nell’universo thieliano, è l’ultima frontiera del libertarismo: la secessione dal corpo stesso.