Isili.26 giugno 2026 alle 01:23Il cappellano don Demurtas e i problemi dell’ospedale San Giuseppe Calasanzio
Un detenuto, dimesso, non trova sistemazione per problemi burocratici; un cittadino nordafricano ha provato, tramite i vertici sanitari, a regolarizzare la propria posizione, ma non vi è riuscito. E altri esempi potrebbero essere fatti. All’ospedale san Giuseppe Calasanzio di Isili sono diverse le storie simili. Vicissitudini che riguardano le corsie dei reparti, i servizi, magari i cantieri interrotti a metà che hanno stravolto l’accesso. Tutte vicende che vedono al centro uomini e donne e il loro diritto alla salute. Situazioni che il cappellano don Antonio Demurtas vive in prima persona e denuncia per farle venire alla luce. Come quelle che riguardano la permanenza nel reparto di Medicina di pazienti che non ne hanno più necessità.
Due casi
Per esempio quel carcerato trasferito nel presidio sanitario perché bisognoso di cure. Ora le sue condizioni cliniche sono migliorate e non ha più necessità del ricovero, così la dirigenza ospedaliera «e i servizi competenti si sono impegnati nella ricerca di una sistemazione dignitosa», sottolinea il sacerdote, trovandola nei giorni scorsi: l’uomo «è stato accompagnato» nel nuovo alloggio «ma al momento dell’arrivo è dovuto tornare indietro perché non erano stati perfezionati alcuni adempimenti amministrativi». E poi c’è il migrante maghrebino: anche lui non aveva più ragione di stare in ospedale, così si è cercato di sistemare tutti i suoi documenti per regolarizzarne la posizione. Eppure, nonostante l’impegno della struttura sanitaria, è ancora ricoverato. «Non si tratta di attribuire responsabilità a qualcuno», ha detto il cappellano, «resta però una domanda che non possiamo eludere: che cosa accade quando una persona non ha più bisogno dell’ospedale ma non trova ancora una risposta adeguata sul territorio?».







