EAST RUTHERFORD. «Si se puede», cantano i tifosi dell’Ecuador al New York/New Jersey Stadium. Gli spalti sono a tinta unica, come i colori della Tricolor. I tedeschi ci sono, ma è difficile notarli in mezzo a questa marea gialla. La convinzione di poter passare il turno è grande, fin dalla sera prima a Times Square, dove centinaia di fan si sono ritrovati per prepararsi al match. In fondo la Germania è già qualificata, dicono gli ecuadoriani. Eppure la Die Mannschaft fin da subito mette in chiaro le cose con un «Nein, man kann nicht» (in tedesco di “No, non si può”), dimostrando di avere intenzioni serie in questo Mondiale e di non voler regalare niente a nessuno, schierando i titolari, anziché ricorrere al prevedibile turnover. Unici cambi: il veterano Antonio Rüdiger per l’infortunato Nico Schlotterbeck e David Raum per il giovane – e un po’ acerbo – Nathalie Brown. Niente vita facile per l’Ecuador: la qualificazione bisogna sudarsela sul campo. La partita, di fatto, la fa la Germania, che passa immediatamente in vantaggio dopo neanche due minuti con un gol in mezzo all’area di Leroy Sané. Lo stadio rimane paralizzato. I panzer tedeschi continuano a macinare gioco, ma i sudamericani, nonostante la notizia del vantaggio della Costa d’Avorio su Curacao, non demordono e trovano subito la rete del pareggio, con un bel tiro da fuori del centrocampista Nilson Angulo. Il New York/New Jersey Stadium è in visibilio. Il «Si se puede» ricomincia a echeggiare con tutta la sua forza. L’1-1 riporta la partita in equilibrio, dopo la partenza a mille delle due squadre. Gli animi si calmano, mentre i 28° gradi delle quattro di pomeriggio si fanno sentire sui calciatori. Lo stadio è tutto per l’Ecuador che spinge, spinge, cercando una vittoria che potrebbe, perlomeno, farla passare tra le migliori terze ai sedicesimi. Un passaggio alla fase eliminatoria che non si vede dal 2006. L’inerzia pende tutta per i sudamericani, ma la Germania fa pesare il proprio tasso tecnico, provando a scardinare la difesa ecuadoriana con i suoi passaggi. L’Ecuador ci prova, ma finisce irrimediabilmente per sbattere sul muro della Mannschaft. E solo Ordóñez evita il vantaggio tedesco, murando provvidenzialmente un tiro di Wirtz. Il giocatore del Liverpool, dopo una stagione in ombra al Liverpool, conferma le difficoltà anche in nazionale, sprecando un’altra occasione nel recupero. L’assist del 1-0 è uno sparuto spiraglio di luce in una partita veramente opaca. Il primo tempo non regala altre grandi emozioni. Ma la ripresa parte subito con il botto: neanche un minuto, fallo in area di Ordóñez su Havertz, rigore. Ma il Var blocca tutto, per un fallo commesso a metà campo da Sané su Vite. Il cronometro scorre veloce con l’Ecuador che ha tutto da perdere, visto che un pareggio non garantirebbe con certezza un posto tra le migliori terze. Allo stesso tempo, i tedeschi non lottano più con la rabbia e la furia del primo tempo. Un tiro impegna centralmente Neuer, dopo che il 40enne non era stato irreprensibile sul pareggio ecuadoriano, mentre i tedeschi, senza fretta, sono sempre pronti a colpire. La girandola dei cambi butta dentro il tanto atteso Undav per la Germania, goleador nelle prime due partite del girone. Mentre un deludente Valencia – ormai solo un ricordo del grande giocatore visto a Manchester – viene sostituito con il 26enne Kevin Rodríguez. Un cambio che sarà fondamentale. In minuti scorrono e due grandi occasioni dell’Ecuador vengono malamente sprecate prima dai sudamericani, nonostante gli errori dei tedeschi. E alla fine, spinti dall’intero stadio, la Tricolor passa in vantaggio sugli sviluppi di un calcio d’angolo. E Gonzalo Plata segna di testa davanti alla porta su assist di testa del nuovo entrato Rodríguez. I tedeschi hanno di colpo mollato la presa, il New York/New Jersey Stadium trema, mentre dagli spalti piovono gavettoni di alcool e soft drinks. «Si se puede», «Si se pudo (si è potuto, ndr)», gridano a squarciagola i tifosi. Gli ecuadoriani tirano su i muri e approdano meritatamente ai sedicesimi. Solo Undav prova a spaventare i sudamericani, ma in generale i tedeschi cercano svogliatamente il pareggio. Troppo poco. Al contrario, l’Ecuador gioca con il coltello tra i denti e. Al fischio finale, il tripudio è massimo. Un paese intero festeggia il ritorno alla fase eliminatoria dopo 20 anni. Per la miglior Germania, invece, servirà vedere partite con poste in palio più alte. Julian Nagelsmann avrà di cui riflettere. Il tabellino Ecuador (4-4-2): Galíndez 5,5; Franco 6 (64’ Preciado 6); Ordóñez 7; Pacho 6,5; Hincapié 5,5 (71’ Estupiñan) ; Yeboah 6 (85’ Torres) ; Vite 6,5; Caicedo 6,5; Angulo 7 (85’ Caicedo); Plata 7,5 ; Valencia 5,5 (64’ Rodríguez 7) C.t.: Sebastián Beccacece 7 Germania (4-2-3-1): Neuer 5 ; Raum 6; Tah 6,5; Rüdiger 5,5; Kimmich 6 (60’ Thiaw 5,5); Pavlović 5,5 (45’ Stiller 6); Nmecha 6 (64’ Beier 6) ; Wirtz 6 (73’ Groos 5,5); Musiala 5,5 ; Sané 7; Havertz 5,5 (60’ Undav 6,6)C.t.: Julian Nagelsmann 6 Arbitro: Tori Penso Reti: 2’ Sané; 9’ Angulo, 77’ PlataAmmoniti: 43’ Hincapié, 44’ Pavlović, 50’ Franco, 89’ Plata