7 luglio 2024, un agente della Polizia penitenziaria della Casa circondariale Ugo Caridi di Catanzaro trova il detenuto Antonio Pugliese riverso a terra all’interno della sua cella in una pozza di sangue ma ancora in vita. Senza indugio attiva i soccorsi e una infermiera procede con le manovra rianimatorie, proseguite dal personale del 118 nel frattempo intervenuto, ma per Pugliese non c’è stato nulla da fare. Scattano le indagini della Polizia coordinate dal sostituto procuratore Sarah Scacciaguerra e i primi accertamenti consentono di rilevare la presenza di plurime ferite sul capo e sul volto della vittima e contestualmente, all’interno della cella, e in particolare nel vano bagno, la Scientifica trova tracce ematiche.
Vengono chiamati a sommarie informazioni il compagno di cella Vincenzo Malena e gli altri ristretti nella sezione ordinaria che avevano intrattenuto contatti con Pugliese, Dimitar Dimitrov Toradov, Cataldo De Luca e Gianluca La Forgia, ma le loro dichiarazioni non fanno emergere elementi utili ai fini della ricostruzione della vicenda. La Forgia fornisce qualche dettaglio in più, riferendo di essersi trattenuto per breve tempo nella cella n. 219, dove si trovavano Pugliese, Malena, De Luca e Todorov, sostenendo di esservi entrato al solo fine di discutere una problematica insorta nel corridoio B del secondo piano della sezione di reclusione ordinaria, coinvolgente un detenuto e preso atto del disinteresse manifestato dagli altri coinquilini della Casa circondariale Ugo Caridi, in quel momento intenti a consumare vino, si era limitato a prendere un caffè, allontanandosi quindi dalla cella. E’ quanto emerge nelle carte dell’ordinanza del gip del Tribunale di Catanzaro Lidia Gennaro che ha portato a 5 misure cautelari in carcere per l’omicidio Pugliese (LEGGI)






