DALIAN. Tre giorni di dibattiti, oltre 1800 partecipanti provenienti da più di 90 Paesi, svariati di capi di governo, amministratori delegati, investitori e start-up. La Summer Davos del World Economic Forum di Dalian, importante porto nella provincia nord orientale cinese del Liaoning, si chiude con un messaggio preciso: la nuova competizione globale non si giocherà soltanto sull'intelligenza artificiale, ma sulla capacità di trasformare l'innovazione in crescita economica, produttività e nuovi modelli industriali. "Innovating at Scale", innovare su scala, è stato il tema dell'edizione 2026 e praticamente ogni panel, dall'energia alla manifattura, dall'AI alla finanza, ha ruotato attorno allo stesso interrogativo: perché, nonostante investimenti record nelle tecnologie emergenti, la produttività mondiale continua a crescere troppo lentamente? Il dato citato più volte durante il Forum fotografa bene il problema. Quasi tutte le grandi aziende stanno sperimentando l'intelligenza artificiale, ma solo una minoranza riesce a trasformarla in valore economico concreto. Non è un problema di algoritmi, hanno ripetuto manager e ricercatori, bensì di organizzazione, dati, governance e competenze. L'era dei progetti pilota è finita: chi continuerà a utilizzare l'AI come semplice strumento rischia di rimanere indietro rispetto a chi invece ridisegnerà processi produttivi e modelli di business. Il messaggio è stato particolarmente evidente osservando il caso cinese. Qui l'intelligenza artificiale viene presentata sempre meno come una tecnologia a sé stante e sempre più come il motore della prossima rivoluzione industriale. Dalla manifattura alla logistica, dalla sanità alla ricerca scientifica, l'obiettivo dichiarato è integrare software, robotica, batterie, reti elettriche e produzione avanzata in un unico ecosistema. Non a caso uno dei temi ricorrenti è stato il passaggio da "Made in China" a "Created in China", accompagnato dalla convinzione che il vero vantaggio competitivo del Paese sia la capacità di trasformare rapidamente un prototipo in produzione di massa. Anche la robotica è stata tra le protagoniste assolute della manifestazione. Se negli ultimi dieci anni la Cina ha conquistato la leadership mondiale nell'auto elettrica, ora punta a replicare lo stesso percorso con i robot umanoidi e l'intelligenza artificiale incarnata. L'idea, spiegata da diversi manager del settore, non è sostituire indiscriminatamente il lavoro umano, ma affidare alle macchine le attività più ripetitive, pericolose e usuranti. Il mercato è ancora agli inizi, ma la prospettiva è quella di una rapida riduzione dei costi e di una diffusione in fabbriche, magazzini, ospedali, musei e servizi. Accanto all'AI, il secondo grande filone è stato quello dell'energia. Dalle reti elettriche intelligenti alle batterie di nuova generazione, passando per materiali innovativi, idrogeno e nuovi corridoi energetici, il Forum ha ribadito che competitività industriale e transizione verde saranno sempre più inseparabili. Il concetto ricorrente è quello di "industrial clusters": ecosistemi nei quali imprese, università, centri di ricerca e infrastrutture lavorano insieme per accelerare innovazione e decarbonizzazione. Dalian stessa è stata presentata come uno dei laboratori di questa trasformazione, con investimenti su trasporti a idrogeno, elettrificazione e integrazione tra industria ed energia. Ma la cosiddetta Davos estiva non ha ignorato le ombre. La frammentazione della globalizzazione è stata probabilmente il tema geopolitico più discusso. Dai dazi alle restrizioni tecnologiche, dalla sicurezza delle catene di approvvigionamento al ritorno delle politiche industriali nazionali, numerosi economisti hanno sottolineato come il mondo stia entrando in una fase di cooperazione più selettiva e di crescente "minilateralismo", con accordi tra gruppi ristretti di Paesi che affiancano o sostituiscono il tradizionale multilateralismo. Al tempo stesso, diversi interventi hanno avvertito che una ricerca eccessiva dell'autosufficienza rischia di rallentare innovazione e crescita. Nella plenaria di apertura c'è stato l'intervento del premier cinese Li Qiang, vero momento politico della manifestazione. Nel suo discorso di apertura il capo del governo di Pechino ha respinto la narrativa del cosiddetto "China Shock 2.0", sostenendo che l'ascesa tecnologica del Paese non rappresenta una minaccia ma una "China Opportunity 2.0". Ha rivendicato gli investimenti in ricerca, l'espansione dell'ecosistema industriale, la capacità di innovare su larga scala e ha invitato il mondo ad abbattere muri anziché costruirne di nuovi, ribadendo che l'apertura economica resta una scelta strategica di Pechino. Huawei, i grandi modelli linguistici, la robotica, il quantum computing e la fusione nucleare sono stati citati come esempi della nuova traiettoria tecnologica cinese. Il messaggio è stato accolto con interesse da molti imprenditori presenti a Dalian, ma resta inevitabilmente accompagnato da una domanda: quanto è compatibile questa apertura dichiarata con la crescente competizione strategica tra Cina, Stati Uniti ed Europa? Il tema è emerso in numerosi panel dedicati ai rapporti tra Washington e Pechino, dove è stato ribadito che le due economie rimangono profondamente interdipendenti, ma che allo stesso tempo la globalizzazione si sta frammentando. Proprio durante il forum, intanto, il ministero del Commercio cinese ha emanato una direttiva volta a "migliorare ulteriormente" le procedure di segnalazione e gestione delle violazioni riguardanti minerali strategici e beni a duplice uso. Il nuovo meccanismo, la cui entrata in vigore è prevista per il 1° luglio, istituisce canali ufficiali attraverso i quali i cittadini possono segnalare esportazioni non autorizzate di risorse critiche. Tra cui spiccano ovviamente terre rare e magneti permanenti, vale a dire materiali essenziali per auto elettriche, turbine eoliche, elettronica e difesa. Nei giorni scorsi, a loro volta, gli Stati Uniti avevano inserito alcune grandi aziende cinesi nella lista nera. Un promemoria concreto di come la necessità di cooperazione e apertura continui a convivere con una crescente attenzione alla sicurezza economica e al controllo delle filiere strategiche.