La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 24 anni per omicidio per Alessia Pifferi. La 40enne è stata ritenuta responsabile della morte della figlia di 18 mesi, abbandonata in casa a Ponte Lambro (Milano) per sei giorni nel luglio del 2022.
Alessia Pifferi
Attiva le notifiche per ricevere gli aggiornamenti su
Non ci sarà un nuovo processo d'Appello a carico di Alessia Pifferi. Lo ha stabilito la Cassazione durante l'udienza che si è celebrata oggi, giovedì 25 giugno, a quasi quattro anni dalla morte della figlia dell'imputata lasciata sola in casa a 18 mesi per sei giorni in un appartamento a Ponte Lambro (nella Città Metropolitana di Milano) e trovata deceduta di stenti e disidratazione il 20 luglio 2022. La 40enne era stata condannata in primo grado all'ergastolo per omicidio volontario aggravato, poi a 24 anni di reclusione in secondo grado. La Suprema Corte ha, dunque, respinto il ricorso presentato dalla Procura generale anche dalla difesa di Pifferi, confermando così la condanna a 24 anni in Appello.
La Corte d'Assise aveva condannato Pifferi il 13 maggio 2024 all'ergastolo per l'omicidio della bambina aggravato dall'aver commesso il fatto per futili motivi e contro la figlia minorenne. Una volta espiata la pena, era stata prevista la libertà vigilata per 3 anni. Il 5 novembre 2025, invece, la Corte d'Appello ha escluso l'aggravante dei futili motivi e ha riconosciuto le attenuanti generiche equivalenti all'aggravante del vincolo parentale, riducendo la pena a 24 anni di reclusione ed eliminando la misura di sicurezza della libertà vigilata. Lo scorso 28 febbraio l'avvocata generale Lucilla Tontodonati della Procura generale di Milano, diretta da Francesca Nanni, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo l'annullamento della sentenza. La tesi dell'accusa è che la concessione delle attenuanti generiche sia stata "illogica, contraddittoria e lacunosa". La condotta assunta da Pifferi fa "orrore", ha scritto Tontodonati, e avrebbe continuato a "mentire" senza mostrare nessun tipo di "resipiscenza". L'abbandono della bambina a "temperature elevatissime e senza cibo e liquidi sufficienti" costituirebbe un reato dalla "straordinaria gravità ed eccezionalità". Ricorso simile poi presentato anche dall'avvocato Emanuele De Mitri, che rappresenta la nonna e la zia della bambina che si sono costituite parti civili.











