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Martedì c’è stata una prima approvazione al Parlamento Europeo nel lungo e complicato percorso che dovrebbe portare all’euro digitale, cioè il progetto di moneta alternativa alle banconote fisiche per pagare digitalmente, nei paesi dell’eurozona, senza passare per i circuiti tradizionali come le carte di credito o il bancomat. Le istituzioni europee ci lavorano da anni: la Banca Centrale Europea aveva cominciato a studiare la fattibilità dell’euro digitale nel 2020, poi la Commissione Europea aveva formulato la proposta di legge nel 2023.
Ma a causa di resistenze nella politica e nella finanza ci sono voluti tre anni affinché il progetto ricevesse la prima approvazione avvenuta martedì, dopo che a dicembre aveva già ricevuto l’approvazione del Consiglio dell’Unione Europea, cioè l’altra istituzione che insieme al Parlamento detiene il potere legislativo. Nelle prossime settimane il regolamento sarà discusso in aula; se poi le negoziazioni finali tra Parlamento, Consiglio e Commissione avranno un buon esito entro il 2026, l’entrata in vigore dell’euro digitale potrebbe avvenire nel 2029. Cosa però tutt’altro che scontata.
Visto che intorno al progetto ci sono state alcune mistificazioni, è il caso di definire cos’è l’euro digitale, e cosa non è.












