Intervista a Richie Faulkner, il chitarrista della formazione britannica, in vista delle quattro date italiane a settembre: "Il nuovo album è quasi pronto, puntiamo a pubblicarlo nel 2027"

Se oggi l’heavy metal possiede un immaginario riconoscibile, un codice estetico e un suono che ha attraversato generazioni di band, una parte importante del merito è dei Judas Priest. Nati nella Birmingham che ha dato i natali anche ai Black Sabbath, la band guidata dall’inconfondibile voce del 'Metal God' Rob Halford ha contribuito a definire un intero genere. E oltre cinquant’anni dopo, continua a guardare avanti: mentre il documentario 'The Ballad Of Judas Priest' si prepara a raccontarne il percorso come mai prima d’ora e la raccolta 'The Best Of Judas Priest' celebra una carriera costruita album dopo album, il gruppo è già tornato in studio per lavorare al successore di 'Invincible Shield' (2024). Una dimostrazione di come i Priest continuino a considerare il futuro importante quanto il proprio passato. In attesa del ritorno in Italia per quattro date del 'Faithkeepers Tour' (il 3 settembre al Parco San Valentino di Pordenone, il 5 settembre al Teatro Clerici di Brescia, il 7 settembre alla Fiera del Levante di Bari e il 9 settembre all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone di Roma) l'AdnKronos ha intervisato il chitarrista Richie Faulkner per parlare del momento che sta vivendo l’heavy metal e di cosa significhi oggi raccogliere e portare avanti il nome Judas Priest. Con una certezza: "Band come Judas Priest, Black Sabbath, Iron Maiden, Motörhead e Metallica non avranno mai dei veri 'eredi'".