Tennis di Umberto Marino (MdS, pp. 162, euro 15, prefazione di Stefano Meloccaro) è un libro che usa il tennis come pretesto per esplorare temi più ampi sull’essere umano. Chi si aspetta un saggio sul tennis, sui campioni o sulle grandi partite, scoprirà presto che il vero focus è l’esperienza umana. L’autore stesso lo chiarisce nell’introduzione: il libro nasce per svelare «i misteri, le stranezze, i suoi insegnamenti, le stramberie dei personaggi» che animano questo sport e persino «il motivo per cui non vincerete mai con Federico anche se pensate di essergli superiori».

IL TENNIS è il punto di partenza, ma ciò che interessa davvero a Marino è osservare come gli esseri umani interagiscono con le regole, la competizione, il desiderio di miglioramento e la difficoltà di accettare i propri limiti. Le linee del campo, la rete, il punteggio, le palline e il rapporto con l’avversario diventano spunti per riflettere sul carattere e sul senso della giustizia.

La formazione teatrale dell’autore si percepisce nella capacità di trasformare dettagli apparentemente insignificanti in scene emblematiche. Una pallina chiamata fuori o dentro può innescare una riflessione sulla fiducia e sulla correttezza, fino a evocare Manzoni e la sua riflessione sui «soverchiatori», responsabili non solo del male che compiono, ma anche di quello che inducono negli altri.