“Sono stati anni continui di tortura anche per noi e per la famiglia Regeni. Hanno gettato fango su Giulio e non hanno mai smesso di farlo. Doversi difendere da tutto questo, dopo dieci anni, è faticoso”. Nell’Aula bunker di Rebibbia a Roma, dopo la requisitoria del pm Sergio Colaiocco e del procuratore capo Francesco Lo Voi, con le richieste di condanna per i quattro 007 egiziani imputati nel processo sul sequestro, le torture e l’omicidio di Giulio Regeni, è il giorno delle parti civili e della legale della famiglia, Alessandra Ballerini. Presente in Aula anche la segretaria Pd, Elly Schlein, con accanto il collega dem Gianni Cuperlo, sempre presente alle udienze, e la senatrice a vita Elena Cattaneo: “Continuiamo a fare da scorta politica e mediatica, per arrivare a verità e giustizia per Giulio”.

Oggi la sentenza è più vicina, attesa a settembre. Ma in questi dieci anni di attese, tra depistaggi, mancate collaborazioni ed ostruzionismo da parte dell’Egitto e normalizzazione politica e commerciale nell’asse tra Roma e il Cairo, nel segno della realpolitik e dei rapporti commerciali, i genitori di Giulio, Paola Deffendi e Claudio Regeni, “hanno lottato a mani nude contro il regime egiziano, ma non hanno mai perso un briciolo di dignità“, ha ricordato l’avvocata. Eppure, nella battaglia di una famiglia non c’è stato alcuno spazio per sentimenti di vendetta, soltanto la ricerca continua di verità e giustizia: “Non si è fatta mai contaminare dall’odio. Non hanno mai cercato punizioni. Da quando Giulio è scomparso alla famiglia non è stato risparmiato nessun tormento. Abbiamo dovuto incontrare esponenti del governo, anche rappresentanti egiziani, non è gli è stato risparmiato nulla. Abbiamo subito persecuzioni e minacce”.