Da atleta, Bode Miller ha sempre trasformato situazioni al confine dell’impossibile in parte del proprio mito sportivo. Oggi, però, il mistero che lo circonda non riguarda più una pista innevata, ma un’aula di tribunale dell’Idaho. e un caso giudiziario difficile da decifrare. Da una parte c’è il racconto fornito dall’ex campione olimpico statunitense, che sostiene di essere stato fermato per una semplice infrazione stradale e di non sapere nulla della droga trovata dagli agenti. Dall’altra c’è la versione contenuta negli atti dell’accusa, secondo cui sarebbe stati trovati dei funghi allucinogeni direttamente in suo possesso.

Miller, 48 anni, è stato arrestato il 6 giugno scorso nell’Idaho orientale. Nei giorni successivi si è dichiarato non colpevole delle accuse di possesso di sostanze stupefacenti e possesso di strumenti per il consumo di droga. Secondo i documenti del tribunale, citati dall’Associated Press, un agente dello sceriffo della contea di Fremont sostiene di aver trovato l’ex sciatore in possesso di una bustina proveniente da un dispensario contenente 4,1 grammi di funghi allucinogeni a base di psilocibina.

La versione di Miller è però diversa. In un messaggio pubblicato su Instagram, l’ex campione ha spiegato di essere stato fermato mentre accelerava per completare un sorpasso in autostrada. “Il mio amico, che viaggiava con me, aveva con sé una piccola quantità di cannabis e una pipa per cannabis, della cui presenza io non ero a conoscenza. Abbiamo collaborato pienamente con l’agente”, ha scritto Miller. Per poi aggiungere: “Spero che le accuse vengano archiviate una volta esaminati i fatti”. A rendere il caso ancora più enigmatico è l’assenza, nei documenti processuali disponibili, di una ricostruzione dettagliata delle circostanze dell’arresto. Gli atti riportano il presunto ritrovamento dei funghi allucinogeni, ma non spiegano in che modo si sia arrivati alla contestazione nei confronti di Miller.