Dietro la prestigiosa cornice di una campagna di solidarietà sportiva, un’inchiesta di Fanpage.it analizza il delicato confine tra scopi umanitari e logiche di profitto. Una ricostruzione dettagliata che esamina la provenienza dei cimeli e i criteri di trasparenza sulle reali percentuali destinate alla ricerca scientifica.
di Giulia Casula e Francesca Moriero
Una grande campagna di beneficenza legata ai Mondiali di calcio, il nome prestigioso di Fondazione Telethon a fare da garanzia e la promessa di sostenere la ricerca scientifica attraverso l’asta di maglie e cimeli sportivi esclusivi. Sulla carta, l’iniziativa lanciata dalla celebre piattaforma CharityStars ha tutti gli ingredienti di una lodevole catena di solidarietà, spinta anche dal tam-tam mediatico di influencer e partner sportivi. Dietro la vetrina della filantropia sembra però nascondersi un sofisticato ingranaggio commerciale. Secondo quanto rivelato da una fonte a Fanpage.it, di cui tuteliamo l'identità sotto il vincolo del segreto professionale, i meccanismi interni della campagna presentano infatti numerose zone d'ombra che rischiano di trasformare la buona fede dei donatori in un business redditizio dei privati. In cosa consiste la campagna e come funzionano le aste Prima di addentrarci nell’inchiesta però, è necessario chiarire alcuni punti. È importante, seguiteci. In cosa consiste la campagna? Parliamo di un’iniziativa nata dalla collaborazione tra il creator Filippo Delprete, noto come Italian Jersey Collector, e Fondazione Telethon, che prevede una serie di aste di memorabilia calcistici storici. Maglie di giocatori autografate, scarpini, guanti e altri cimeli messi in vendita in occasione dei Mondiali, con la promessa di destinare una parte dei guadagni in beneficenza.








