di

Aldo Grasso

L'omicidio di Chiara Poggi torna a «Filorosso» con un super testimone: è accanimento spacciato per ricerca della verità?

Non contento delle smentite da parte di avvocati e carabinieri Filorosso, il talk show estivo di Rai3 condotto da Antonino Monteleone e Adele Grossi, ha mendicato ascolti (pochi in verità) attingendo ancora al gorgo funesto di Garlasco. Il nuovo supertestimone si è mostrato questa volta a volto scoperto, con l’aria stralunata, e ha ripetuto la sua versione. Non è stato fatto il suo nome (è quel Massimo Mattiuz che gli investigatori ritengono un mitomane?), ma le sue parole sono state prese per oro colato quando descrive la persona sospetta: «Era una bella ragazza, mi sono girato e l’ho guardata e se n’è andata che pedalava a una velocità assurda. Sinceramente non posso dirti che ho percepito una fuga; io ho percepito che aveva fretta, e aveva due occhi spiritati».

Di fronte a questo accanimento spacciato per ricerca della verità, sogno una giornata, una sola, in cui le reti televisive si occupino d’altro, magari di bizzarrie desuete come la realtà. Un’utopia, nient’altro: ventiquattr’ore di astinenza, una prova di resistenza per il sistema nervoso della nostra tv, già visibilmente provato. Per un giorno intero, via i plastici. Via le ricostruzioni in computer grafica da brivido low-cost, con porte virtuali che si aprono e si chiudono nel vuoto. Niente esperti della deambulazione, analisti della prima ora, esegeti del nulla o commentatori del commento altrui. Niente inviati speciali, raggelati davanti a cancelli che da vent’anni custodiscono soltanto la nostra stessa morbosità. Nessuna criminologa, nessun criminologo.