Quello di Elena Maraga è uno dei casi di “sex work” più discussi degli ultimi tempi: l’allora maestra di un asilo parrocchiale era stata “denunciata” da alcuni genitori della classe dove insegnava e che avevano scoperto il suo secondo lavoro. La donna era stata così allontanata dalla scuola del Trevigiano. Ora lavora full time sulla piattaforma di OnlyFans.
Maraga, è il secondo caso in pochi giorni di giovani iscritte alla piattaforma che non pagano le tasse. Secondo lei perché? «So che i controlli da parte della Guardia di finanza sono stati intensificati e mi sembra corretto e doveroso. Non mi sembra giusto che alcune iscritte facciano sacrifici economici per poter esercitare questa professione e che altre, invece, siano al di sopra delle normative, nell’ombra. Sono molto infastidita da chi fa il mio stesso lavoro ma lo conduce in sordina. In questo periodo sono sicura che emergeranno sempre più casi simili. Le forze dell’ordine hanno capito come intercettarle e, di contro, ci sono sempre più casi di ragazze che cominciano per scherzo e poi procedono senza pensare che si tratti di una fonte di guadagno che deve essere messa nero su bianco». Qual è stato il suo percorso? «Sono sempre stata regolare, ho aperto una Srl, società a responsabilità limitata. Non ho mai voluto lavorare in nero. Quando sul tuo conto corrente entrano due, tre, anche dieci mila euro ogni qualche mese, non puoi non dichiararli. Fare questo lavoro è legale. Evadere il fisco, no». Questo impiego sta diventando sempre più comune tra le giovani e le meno giovani. «C’è ancora molto lavoro da fare perché si possa operare in serenità. La società sta compiendo molti passi avanti, ma ci vorrà del tempo. Lavorare con il proprio corpo è una questione che ancora pare molto delicata». Come funziona? «Decidiamo noi quanto farci pagare. Creiamo dei contenuti standard che si possono visionare solo tramite abbonamento. Il resto avviene via messaggio: i clienti ti chiedono un contenuto personalizzato e, se ci si accorda, glielo si fornisce. Prezzi sempre personalizzati».








