La questione sottoposta alla Corte riguarda uno dei quattro requisiti che permettono legalmente l'accesso al suicidio assistito. Per la decisione bisognerà aspettare le prossime settimane
La Corte costituzionale è tornata a occuparsi di fine vita. A Palazzo della Consulta si è svolta oggi, 23 giugno, l’udienza pubblica sulla questione di legittimità costituzionale sollevata dal giudice per le indagini preliminari di Bologna nel procedimento che vede imputati Marco Cappato, Felicetta Maltese e Virginia Fiume per l’aiuto prestato a Paola, una donna bolognese affetta da Parkinson che nel 2023 era andata in Svizzera per accedere al suicidio assistito.
Si tratta della sesta volta che un tribunale rimette alla Consulta una questione legata al fine vita dopo la storica sentenza 242 del 2019, nota come sentenza Cappato. Complessivamente, è l’ottava occasione in cui la Corte affronta il tema, considerando anche il giudizio sulla legge regionale della Toscana e quello sull’ammissibilità del referendum sull’eutanasia.
Il caso di Paola e l’autodenuncia di Cappato
Dopo aver accompagnato Paola nel percorso verso il suicidio assistito in Svizzera, Marco Cappato, in qualità di responsabile legale dell’associazione Soccorso Civile, insieme alle volontarie Felicetta Maltese e Virginia Fiume, si era autodenunciato. Nei loro confronti è contestato il reato di aiuto al suicidio, previsto dall’articolo 580 del Codice penale e punito con una pena da cinque a dodici anni di reclusione.










