Cosa può portare Paolo Maldini conosce la maglia Azzurra come pochissimi altri al mondo. Conosce il peso, la forza, la sente e l'ha vissuta. La sua presenza è talmente grande che anche altri storici giocatori, al suo cospetto, ammettono di avvertire soggezione. L'ha ammesso Sandro Nesta, che da suo amico lo chiama ancora Capitano, ma lo dimostra anche la faccia sognante del brasiliano Marcelo quando timidamente, con reverenza, gli si avvicina e gli chiede una foto dopo averlo visto in un ristorante. Il carisma di Maldini è tra i più rispettati e ammirati del mondo del calcio, ma non è solo una bandiera: è una persona competente, si è fatta le ossa da dirigente al fianco di Boban e vicino a Leonardo, ha sperimentato in prima persona il gestire una squadra da fuori, ha vinto e imparato quanto serve. Chi parla di lui nella sua esperienza vittoriosa come dirigente del Milan lo descrive come attento, presente, disponibile ad aiutare tutti e animato ancora da un feroce spirito battagliero. Il ruolo da DT della Nazionale non presuppone interventi sul mercato e sulla parte economica, bensì gestione del gruppo in concerto il CT, sviluppo del senso di coesione attorno alla maglia e rappresentanza carismatica. Chi meglio di lui? Un legame che viene da lontano Era il 6 gennaio 1960 quando il primo Maldini della storia esordì in Azzurro: si trattava, ovviamente, del grande Cesare Maldini. Il padre di Paolo, all'epoca appena ventottenne, militava già nel Milan da quasi un decennio e ne sarebbe divenuto capitano nel 1961. Fu l'inizio della storia dei Maldini con l'Italia, e "Paolino" come amava chiamarlo Cesare non era ancora venuto al mondo, evento che sarebbe accaduto solo otto anni dopo, il 26 giugno 1968. L'unione tra la famiglia Maldini e la Nazionale fu talmente incredibile e forte che il legame familiare si ripropose più e più volte nei decenni seguenti: nel 1986 Cesare allenava l'U21 dell'Italia e fu lui a far esordire Paolo. L'esordio con la maggiore, poi, fu una conseguenza distante solo due anni: Azeglio Vicini lo chiamò nel 1988. Il resto, come si dice, è storia: fu titolare inamovibile in qualunque Italia nei 14 anni successivi vivendo da protagonista centrale successi e dispiaceri: c'era ad Italia 90, c'era a Pasadena nel 1994 e fu il migliore giocatore di quella selezione dopo Roberto Baggio, c'era nel 1996 al triste Europeo disputato dagli Azzurri, c'era a scoprire il Fenomeno a Francia 98, c'era quando Wiltord scagliò sotto la traversa di Toldo uno dei palloni più dolorosi di sempre a Euro2000, c'era come detto nel 2002. 126 presenze in Azzurro in totale, terzo di sempre sopravanzato solo da Buffon e Cannavaro molto tempo dopo. Poi, il 14 ottobre 2024, ha esordito in Azzurro persino il figlio di Paolo e nipote di Cesare, Daniel Maldini. Un legame più che generazionale, un intreccio incredibile che ora, con l'eventuale ritorno del Capitano in Azzurro potrebbe trovare nuova linfa e aiutare una nazionale in difficoltà cronica a ritrovare il senso di sè stessa e l'importanza di portare quattro stelle sul petto...
Paolo Maldini e l'Italia, un legame storico che può rinnovarsi per donare nuova linfa alla Nazionale
Paolo Maldini potrebbe diventare nuovo direttore tecnico DT dell'Italia







