Ecco il consiglio di Meredith Whittaker, capo di Signal Microsoft: "Serve più democrazia in questo settore"

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"Ciao Gemini, ho un problema". E via di racconti, di rivelazioni e di domande come se quell'intelligenza creata dall'uomo, ma non umana, potesse dare la risposta a qualunque quesito. In qualche modo lo fa, ma a quale prezzo? L'errore di considerare le intelligenze artificiali come surrogati dell'amicizia è sempre più comune e non si tratta di una tendenza solo giovanile, perché anche nelle fasce d'età più adulte si riscontra questa dinamica, che rischia di creare gravi problemi a livello sociale ma anche nella gestione dei dati personali."Non sono amici. Non sono esseri coscienti. Non sono interlocutori senzienti", ha ricordato Meredith Whittaker, presidente di Signal, app di messaggistica concorrente di WhatsApp in un'intervista rilasciata a Bloomberg, evidenziando che concedere a un sistema automatizzato l'accesso combinato a carte di credito, browser, calendari e chat private per dedurre le preferenze degli utenti costituisce un rischio sistemico. L'illusione nasce dal fatto che l'IA simula attenzione, memoria e tono empatico, ma non vive reciprocità, responsabilità o cura nel senso umano del termine. Alcuni osservatori la definiscono una "parodia dell'amicizia" proprio perché l'intimità è costruita solo da un lato, mentre dall'altro c'è un sistema che risponde in modo ottimizzato. Questo può rendere più facile confidarsi, ma anche più facile scambiare una simulazione per una relazione vera. Un'indagine Common Sense Media citata nel 2025 ha rilevato che il 72% degli adolescenti statunitensi aveva provato un agente IA e il 52% lo usava regolarmente. Tra gli utenti abituali, il 13% chatta ogni giorno e il 21% più volte alla settimana, segno che per una fascia significativa il rapporto è diventato ricorrente. Anche se l'80% dichiara di passare più tempo con gli amici reali che con l'IA, il fatto che un terzo trovi queste conversazioni più soddisfacenti è un segnale da non sottovalutare.