Leader senza consenso in patria ma convinti di poter guidare l'Europa. I flop sui migranti

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Fuori uno. E non sarà l'ultimo. Entro la prossima primavera rischiamo di far i conti con un Europa rovesciata come un calzino. E disseminata dalle rovine lasciate in eredità dai cosiddetti "volonterosi". Perché la "volontà" non sempre basta. Soprattutto quando mancano le capacità. L'improvvida fine del premier britannico Keir Starmer, capofila del terzetto di "volonterosi" formato assieme a Emmanuel Macron e al cancelliere tedesco Friedrich Merz, è lì a dimostrarlo. Solo due anni fa Starmer veniva descritto come l'astro nascente del laburismo inglese. O il Mosè pronto a ri-traghettare oltre Manica un Regno Unito orfano dell'Europa. Sogni cancellati dall'inerzia con cui ha affrontato la crisi economica di un Paese troppo piccolo per reggersi da solo e lacerato dalla devastazione sociale (Belfast insegna) creata da un'immigrazione fuori controllo.Ma le disgrazie di Starmer sono solo la punta d'iceberg di un'Europa convinta di poter disegnare grandi strategie internazionali senza aver prima affrontato i problemi interni. Da questo punto di vista il terzetto Starmer, Macron e Merz è un po' il totem delle illusioni europee. Un sodalizio di leader convinti di poter guidare il Vecchio Continente nello scontro con Usa, Cina e Russia, ma incapaci, a casa propria, di assicurarsi indici di gradimento superiori a un risicato 20 per cento. Indici che segnalano l'imminente e tumultuosa transizione a cui vanno incontro Francia e Germania. A Parigi l'uscita di scena di Macron, ineleggibile dopo due mandati, vedrà, nella primavera 2027, la probabile ascesa all'Eliseo di Jordan Bardella candidato del Rassemblement National di Marine Le Pen. Ma l'estrema destra bussa anche alle porte di una Germania dove l'Afd è, almeno nei sondaggi, il primo partito con percentuali anche superiori al 28%.