In politica contano le parole o i fatti? Purtroppo per noi le parole, soprattutto quelle imbucate nella nebbia dell’ipocrisia, nascoste dentro il sacco dei cattivi pensieri, hanno la meglio sui fatti. Per dirne una: Vannacci sta dilagando per le cose che dice, tre quarti delle quali impossibili da realizzarsi. Ma basta dirle e fermarsi a raccogliere i frutti.

Giorgia Meloni sta per festeggiare il governo più longevo nella storia d’Italia. Ma l’opposizione sta per contestarle proprio la sua inutile longevità. “In cinque anni cosa ha fatto?”, ha chiesto, conoscendo già la risposta, Elly Schlein. “Oltre ad aver tolto il reddito di cittadinanza ricordate altro?”, ha domandato Giuseppe Conte.

Era, fino a poco tempo fa, la stabilità il valore aggiunto del buon governo. E sulla “instabilità” la spiegazione delle riforme mai concluse perchè poggiavano su maggioranze troppo esigue. Crisi di governo ripetute, leadership sempre in pericolo minavano gli sforzi producendo l’idea della stasi, del fermo tecnico come misura per campare a lungo.

Il governo Meloni cancella una dietro l’altra le condizioni sospensive dette negli anni: maggioranza larga, leadership forte, opposizione divisa. Eppure le decisioni di questo governo sono avvolte nella stessa nebbia parolaia che scoprivamo quando illustravamo i danni dell’instabilità.