La Norvegia dei figli d’arte batte il Senegal e dopo 28 anni supera il girone per la terza volta nella sua storia. Nella gara di Filadelfia finisce tre a due per la squadra di Solbakken, grazie anche al gol del terzino del Toro Marcus Pedersen, che ha inaugurato il tabellino dei marcatori. Diversi giocatori in campo sono riusciti ad arrivare lì, dove i padri avevano fallito più trent'anni fa. Il cerchio si chiude. Il cerchio si chiude Sugli spalti c’era Alf-Inge Haaland, padre di Erling, ex giocatore di Leeds e Manchester City. Il terzino aveva preso parte alla spedizione della propria nazionale nel Mondiale del 1994 negli Stati Uniti, ma all’epoca gli scandinavi dovettero arrendersi alla fase a gironi. In tribuna non è mancato nemmeno Gøran Sørloth, genitore di Alexander (oggi in campo). Fu uno dei migliori attaccanti di sempre del campionato norvegese e anche lui fece parte della spedizione americana. Pure il centrocampista del Sassuolo Thorstvedt aveva un osservatore speciale. Il padre Erik è stato per quasi cento partite, tra gli anni ‘80 e ‘90, il portiere della nazionale. La Norvegia avanti, per il Senegal si complica La squadra europea strappa il pass per i sedicesimi. Venerdì affronterà la Francia, per provare a conquistare il primato del girone. Dall’altra parte il Senegal del ct Thiaw rischia grosso. All’ultima giornata trova l’Iraq, una delle formazioni più abbordabili del torneo. Servirà una vittoria, possibilmente con diversi gol di scarto, per sperare di venire ripescato tra le migliori terze. Gli africani sono timidi e si fanno male da soli La Norvegia parte con il piede sull’acceleratore e batte tre corner nei primi tre minuti. E proprio sull'ultimo angolo Ajer salta più in alto di tutti e costringe Mendy al miracolo. Dopo dieci minuti di assedio totale degli europei, la squadra di Thiaw alza la testa e sposta il baricentro in avanti. Ma mancano ancora i tiri verso la porta di Nyland, con diversi palloni persi. E la Norvegia, più cinica, ne approfitta, con il giocatore del Toro Pedersen, che, appena subentrato a Ryerson, serve Ødegaard al limite dell'area, ma la conclusione finisce sopra la traversa. La prima occasione africana arriva dopo il cooling break. Manè passa a Jackson sulla sinistra: la punta prova il tiro a giro ma la conclusione è fuori misura. Al 36’ Mendy deve riparare agli errori di marcatura dei compagni: Ødegaard ci prova d’esterno in contropiede su appoggio di Haaland. L’estremo difensore africano mantiene la porta inviolata. Il Senegal continua a provare a sfondare la difesa avversaria, ma manca sempre l'ultimo passaggio, e gli errori di costruzione cominciano a diventare tanti. A tre minuti dall’intervallo Pedersen approfitta di una svista in difesa dell’ex Napoli Koulibaly e gonfia la rete. È uno a zero. Curiosa statistica: è il sesto giocatore subentrato di sempre ad aver segnato un gol nel primo tempo ai Mondiali. La difesa del Senegal trema ancora. Mendy tarda a rigiocare la sfera con i piedi: Haaland ne approfitta e gli ruba la palla. Il palo destro tiene in partita gli africani. La Norvegia la chiuse (con il brivido) Nei primissimi minuti il Senegal cerca di invertire la tendenza del match, ma incappa ancora in una brutta palla persa che innesca il contropiede avversario. Il solito Ødegaard con un filtrante lancia davanti al portiere la punta del Manchester City, che non sbaglia e porta i suoi sul due a zero. Un po’ a sorpresa al 53’ il Senegal accorcia le distanze: Sarr sfrutta un bel assist di Manè. Ma quattro minuti dopo Haaland rimette le cose in chiaro: servito da Berg in area sigla il tre a uno. Seconda doppietta di giornata (nel fuso orario americano), dopo quella di Messi contro l’Austria. I ritmi si abbassano: il Senegal non ci prova più con l’insistenza vista in precedenza e la Norvegia vuole risparmiare energie preziose. A un minuto dal recupero Bobb sfiora il poker, ma il difensore Ciss la salva sulla riga. Il Senegal però spaventa la nazionale scandinava nel finale. Sarr si fa trovare pronto e con un colpo da biliardo riapre la gara. La squadra africana ci prova ad agguantare il pareggio, ma non c’è nulla da fare. Finisce tre a due.