Le scritte con la vernice rossa e la sigla «V-V», tra il 2021 e il 2024, comparvero quasi ovunque. Sui muri delle scuole e delle sedi sindacali, sugli ingressi di banche, università, ospedali, sulle vetrate degli uffici pubblici del Torinese. Persino nei cimiteri e nella redazione de La Stampa. Ieri i cinque responsabili di quegli imbrattamenti, i no vax del cosiddetto gruppo “guerrieri”, sono stati condannati - nel processo con rito abbreviato - a multe fra i 600 e 700 euro ciascuno, sospese dalla condizionale. Ma l’accusa più grave, quella di associazione a delinquere, è caduta: gli imputati sono stati assolti, come avevano chiesto gli avvocati difensori tra cui Alessandro Dimauro, Federico Milano, Massimo Rossi e Jacopo Fonte. “I vax uccidono” Erano stati innumerevoli gli edifici presi di mira e imbrattati con scritte contro i vaccini per il Covid-19, non solo a Torino ma anche nelle città della provincia. Da «giovani salvatevi: i vax uccidono», scritto sul marciapiede d’ingresso del Politecnico, a «i vax uccidono, salvate i bimbi» sul telone bianco del gazebo di una farmacia di piazza Respighi. E ancora, sulla facciata de La Stampa, «Il vostro silenzio uccide, nazisti» e «Stampate bugie su guerra crisi e pandemie». Vernice rossa e la sigla “V-V” Il gruppo usava quasi sempre la stessa vernice rossa e si firmava con la sigla «V-V». Tra loro, per gli inquirenti, si erano dati dei ruoli: c’era chi avrebbe organizzato i blitz nelle strutture da imbrattare, mentre altri si sarebbero occupati del reclutamento di nuove persone e della realizzazione delle scritte sulle strutture prescelte. Le regole del guerriero “V-V” Per organizzarsi, usavano soprattutto Telegram, e avevano un dodecalogo di «regole del guerriero V–V» da rispettare, tra cui l’anonimato. Tutto questo sarebbe stata testimonianza di «una stabile organizzazione, volta a contrastare l’obbligo vaccinale imposto a seguito e in risposta della pandemia da Covid». Da qui, la contestazione di associazione, che al momento non ha retto al primo vaglio dei giudici. Oltre alle cinque condanne per «imbrattamento», altri sette imputati, che hanno scelto il giudizio ordinario, sono stati rinviati a giudizio per il medesimo reato. Il Comune di Torino, che si era costituito parte civile, ha ottenuto il diritto a un risarcimento ma nessuna provvisionale.
“Guerrieri” no vax, cinque condanne per imbrattamento ma cade l’accusa di associazione a delinquere
Pene fino a 700 euro. Altri 7 rinviati a giudizio






