Lo storico e resistente Marc Bloch (1886-1944) entra oggi al Panthéon, il tempio repubblicano della Repubblica francese. Con una cerimonia fatta di parole, musica e immagini, i due feretri di Marc e Simonne Bloch (vuoti, il corpo della moglie, morta poco dopo la fucilazione del marito, non è mai stato ritrovato) entreranno nel caveau XIII del luogo che la Rivoluzione nel 1791 ha dedicato «ai grandi uomini la patria riconoscente» (è in corso una riflessione per includere le donne nella scritta).
È LA SESTA PERSONALITÀ che Emmanuel Macron porta al Panthéon nei nove anni di presidenza, delle scelte che intendono scrivere una narrazione della storia del XX secolo e delle due guerre: lo scrittore Maurice Genevoix, per la prima guerra mondiale (portato al Panthéon nel 2020), Joséphine Baker (2021), nel 2024 Missak Manouchian e il suo gruppo di resistenti del Moi (Manodopera immigrata), oltre a Simone Veil (2018) e Robert Badinter (2025), resistenti e politici, che hanno lasciato alla Francia leggi importanti, la legalizzazione dell’aborto e l’abolizione della pena di morte. Come Veil e Badinter, Bloch era un ebreo laico, che aveva subito le conseguenze delle leggi razziali.
Marc Bloch, che ha combattuto nelle due guerre mondiali, entra al Panthéon non solo come resistente, torturato e fucilato a Lione il 6 giugno 1944, nel giorno dello sbarco in Normandia quando la Gestapo aveva deciso di svuotare le carceri, ma anche come grande storico, medievista e nel 1929 co-fondatore con Lucien Febvre delle Annales, che hanno segnato una svolta fondamentale nella ricerca storica, incrociando le discipline, aprendo alle scienze sociali e al metodo comparativo.











