"Sono stati commessi errori durante la stagione di Tangentopoli? Siamo esseri umani, e per quanta attenzione ci metti, gli errori si fanno. Faccio fatica a individuarli ancora oggi. Continuo però a pensare che le persone coinvolte in Mani Pulite siano state garantite più di chi si imbatte nella giustizia da persona fragile, emarginata".
Sono destinate a far discutere le parole dell'ex pm Gherardo Colombo, uno dei magistrati protagonisti del ciclo di inchieste su politica, imprenditori e corruzione che ha scosso l'Italia nella prima metà degli anni Novanta.
Intervistato da Repubblica, sul primo processo sull'urbanistica di Milano che si è chiuso con l'assoluzione di tutti gli imputati, Colombo preferisce non sbilanciarsi: "Vorrei prima leggere le motivazioni, il Tribunale ha fissato il termine di deposito in novanta giorni. Può capitare che una persona venga rinviata a giudizio e poi assolta, è fisiologico: è nel dibattimento che si assumono e si valutano le prove - sottolinea l'ex magistrato -. A parte che non sono d'accordo nel definire il pm come organo dell'accusa (deve per legge cercare anche le prove a favore dell'imputato), pensare che un'assoluzione sia una sconfitta significa guardare alla giustizia come a un incontro di pugilato. Non è così: l'obiettivo è accertare i fatti e le responsabilità, e dal dibattimento può emergere che le prove non sono sufficienti, o incongruenti, male interpretate, addirittura apparenti".







