Per quanto possa sembrare strano, uno dei problemi principali dell’economia mondiale sono i consumatori cinesi. A maggio le vendite al dettaglio in Cina sono calate dello 0,6 per cento rispetto al maggio di un anno fa: è il primo calo dal dicembre del 2022, quando la Cina stava ancora uscendo dai suoi durissimi lockdown anti Covid, ed è un dato preceduto da molti anni di stagnazione.

Questa è anzitutto una cattiva notizia per l’economia cinese, perché se i consumi sono stagnanti o addirittura in calo significa che in teoria i negozi vendono meno, le industrie producono meno e l’economia non cresce. Nella realtà non è esattamente così, e qui arriva la cattiva notizia per tutto il resto del mondo.

Le industrie e le aziende cinesi, visto che non riescono a crescere vendendo al mercato interno, si stanno espandendo impetuosamente all’estero: la concorrenza cinese ha messo in grave difficoltà le industrie locali un po’ dappertutto, dall’Europa al sud-est asiatico. Non è un caso che, mentre i consumi interni calavano, le esportazioni verso l’estero aumentassero del 20 per cento su base annuale.

Il fatto che la Cina consumi troppo poco rispetto a quanto produce è noto da decenni. Se ne parla quanto meno dagli anni Duemila, ed è un tema ampiamente dibattuto anche all’interno della stessa classe dirigente cinese, che a più riprese nel corso degli anni ha promesso di risolverlo senza poi fare niente di davvero concreto. Man mano però che l’economia cinese cresceva e diventava più importante nel sistema mondiale gli effetti di questi squilibri hanno cominciato a diventare più grossi.