È rivolta nella Repubblica Ceca contro la riforma della radiotelevisione pubblica varata dal governo di destra nazionalista guidato del premier Andrej Babiš.

Domenica 21 giugno davanti alla sede della televisione pubblica si sono assembrate migliaia di persone al grido «giù le mani dal servizio pubblico», il 22 giugno è stato proclamato uno sciopero generale di tutte le emittenti.

Al centro una riforma che a detta dei critici è destinata a ridurre di molto l’efficacia e l’indipendenza della radiotelevisione pubblica, più volte osteggiata da Babiš per servizi considerati troppo «critici».

La riforma abroga il canone annuo (comunque molto modesto: 1.800 corone l’anno, pari a 74 euro, per la televisione e 660 corone, pari a 27 euro, per la radio): l’emittenza pubblica dal primo gennaio 2027 sarà direttamente finanziata dalle casse dello Stato, senza peraltro una garanzia a medio lungo termine sulla stabilità finanziaria.

Piuttosto, viene imposto un taglio del 15% dei finanziamenti, e cioè una decurtazione di 1,4 miliardi di corone (57 milioni di euro).