Ogni anno, dal primo luglio, migliaia di docenti tornano a rivolgersi all’Inps per richiedere la Naspi. È ciò che accade a chi lavora con un contratto a tempo determinato fino al termine delle attività didattiche, il 30 giugno. Per nove mesi questi insegnanti garantiscono a pieno titolo il funzionamento della scuola pubblica. Poi, con l’arrivo dell’estate, il loro rapporto di lavoro si interrompe. Da quel momento inizia un percorso che pochi conoscono davvero e che racconta molto della condizione del precariato scolastico.

Il primo passaggio è la richiesta della Naspi, l’indennità di disoccupazione destinata a chi perde involontariamente l’impiego. Nella percezione comune si tende a pensare che, terminata la scuola, il problema economico sia in qualche modo risolto grazie al sussidio. In realtà le cose sono più complicate. Tra la conclusione del contratto e l’effettiva erogazione delle prime mensilità possono trascorrere settimane e le somme sono nettamente infe8riori rispetto allo stipendio.

Di fatto, per gran parte del mese di luglio molti lavoratori restano senza entrate. Nel frattempo, mutui, affitti, bollette continuano a pesare sui bilanci familiari. Per molti precari i mesi estivi diventano un esercizio di equilibrio finanziario, nella speranza che i pagamenti arrivino in tempo e che a settembre il sistema delle nomine assegni finalmente un incarico.