Sessanta minuti da codice rosso. Lingue di fuoco e colonna di fumo visibili a diversi chilometri di distanza segnano il pomeriggio infernale dell’Ospedale del Mare. Uno scenario già reso critico delle temperature roventi che ieri hanno attanagliato la città e precipitato bruscamente poco prima delle 17, quando un incendio si è sviluppato in un’area esterna alla struttura, molto vicina all’impianto di raffreddamento del sistema di climatizzazione. All’innesco sono bastati pochi minuti per raggiungere e intaccare i pannelli coibentati della facciata.
Il resto è cronaca nuda di quasi un’ora di ordinaria emergenza. Il prospetto del plesso Est che ospita il reparto di Medicina d’urgenza, ma anche alcuni laboratori e locali tecnici, è stato rapidamente avvolto dal fuoco. Interminabili attimi di puro terrore per i 180 pazienti ospitati al suo interno, per fortuna evacuati prima che accadesse l’irreparabile e trasferiti in altri padiglioni o nosocomi del capoluogo.Napoli, scoppia incendio all'ospedale del Mare: fiamme e fumo visibili da grande distanzaStop totale anche alle attività del Pronto soccorso, snodo centrale della sanità napoletana e dell’intera fascia orientale, davanti al quale non sono mancati alcuni momenti di tensione quando infermieri e sanitari hanno comunicato l’interruzione delle prestazioni di assistenza. Sull’episodio la Procura di Napoli ha intanto acceso un primo riflettore: incendio colposo, al momento carico di ignoti, il reato ipotizzato nel delicato fascicolo che si appresta a muovere i primi passi. L’emergenza La gravità della situazione ha spinto il prefetto Michele di Bari a prendere immediatamente in mano le redini della cabina di regia dell'emergenza, convocando il Centro di coordinamento dei soccorsi per gestire il drammatico pomeriggio di Ponticelli. Al tavolo prefettizio dedicato si sono interfacciati fino a tarda sera i vertici dell’Asl Napoli 1 Centro, del 118, dei vigili del fuoco e delle forze dell’ordine. Sul posto, a protezione del perimetro del nosocomio e per gestire la tela dei complessi trasferimenti interni ed esterni dei degenti, si è schierato un imponente dispositivo interforze: quattro squadre di pompieri con circa 30 uomini impegnati in prima linea, sei equipaggi della polizia di Stato, quattro pattuglie dei carabinieri e il personale della polizia municipale, con quest’ultimo delegato soprattutto alla gestione di una viabilità andata completamente in tilt nell'intera area est.Mentre le squadre dei vigili del fuoco riuscivano a domare le fiamme dopo poco più di un'ora di sforzi, l'attenzione si è spostata sulla bonifica dei blocchi invasi dal fumo denso e sul monitoraggio degli impianti di erogazione dell'ossigeno, messi in sicurezza prima che il rogo potesse lambirli. Fortunatamente, il bilancio finale non ha registrato feriti né intossicati tra i pazienti e il personale sanitario, ma la parziale evacuazione dei sei piani della struttura ha lasciato dietro di sé una città sotto choc. L’indagine Con la facciata della palazzina dell’Ospedale del Mare ormai ridotta a una macchia nera, sono intanto partiti i rilievi tecnici dei vigili del fuoco. Nelle prime battute dell’indagine era ventilata l’ipotesi che il rogo fosse stato innescato da alcune sterpaglie a ridosso di un cumulo di cataste di legno adagiate sui pannelli coibentati del prospetto. Domate le fiamme e archiviata la fase emergenziale, a questa prima ricostruzione ne è stata accostata anche un’altra verità. L’innesco potrebbe essere infatti arrivato dalla zona che ospita i motori di raffreddamento dell’imponente impianto di climatizzazione del nosocomio di Ponticelli. Che cosa abbia causato la scintilla fatale o il surriscaldamento delle macchine lo chiarirà, da qui alle prossime ore, l’informativa dei vigili del fuoco, i quali continuano comunque a indagare anche sull’ipotesi del fuoco partito dalle sterpaglie. Il caso è intanto finito sulla scrivania dei magistrati di turno, il sostituto procuratore Claudio Siragusa e l’aggiunto Giancarlo Novelli, chiamati a coordinare il pool che dovrà fare luce sull’incendio colposo. È questa infatti, almeno allo stato attuale, l’ipotesi di reato intavolata dai pm. In attesa che il fascicolo approdi alla sezione Colpe professionali guidata dal procuratore Antonio Ricci, non viene però escluso nessuno scenario. Neppure quello del sabotaggio. Allarme con giallo C’è però un secondo fronte, forse ancora più delicato, sul quale magistrati e tecnici dei vigili del fuoco intendono fare piena luce da qui alle prossime settimane. Al centro degli accertamenti integrativi è finita la tempistica dei sistemi di protezione interna del nosocomio di Ponticelli. Stando ad alcune indiscrezioni investigative, infatti, l’allarme antincendio avrebbe suonato in ritardo rispetto al momento in cui le fiamme hanno cominciato a risalire la parete di coibentazione. Un blackout nei sensori o un “gap” nella trasmissione del segnale acustico su cui la Procura vuole vederci chiaro. Sullo sfondo, un dato inquietante: il primo segnale alert è arrivato dall’esterno. Incendio all'Ospedale del Mare, De Luca: «Ho sentito Gubitosa, ringrazio il personale e i Vigili del Fuoco» Saranno anche in questo caso i tecnici specializzati a dover verificare il corretto svolgimento delle attività di manutenzione e la reattività dei dispositivi di sicurezza della struttura, per capire se una tempestiva segnalazione avrebbe potuto circoscrivere subito il rogo all'area esterna, evitando il terrore nei reparti e il blocco del pronto soccorso. Già oggi la polizia giudiziaria dovrebbe ascoltare alcuni testimoni, compresi i pazienti costretti a lasciare in fretta e furia il reparto di Medicina d’urgenza in cui erano ricoverati. All’orizzonte la cicatrice di una domenica di fiamme e paura e il ritratto di una sanità d'eccellenza costretta ancora una volta a fare i conti con la propria fragilità. Ponticelli e l’area Est tornano alla normalità facendo i conti con un miracolo a metà. Quello di una strage evitata solo grazie al sangue freddo di medici e infermieri.











