Nel marketing politico si chiama delivery l’attività che permette ai leader di dimostrare di aver realizzato, in tutto o in parte, quanto promesso in campagna elettorale. Tra gli impegni assunti con gli elettori da Giorgia Meloni nel 2022 c’erano anche il contrasto all’immigrazione clandestina e la riduzione della pressione fiscale. Vediamo come è andata.
Cominciamo con l’immigrazione. Il Parlamento di Strasburgo ha varato nei giorni scorsi il nuovo «regolamento rimpatri». E lo ha fatto su pressione del governo italiano. Il nostro Paese ha il merito, infatti, di aver indotto le istituzioni comunitarie a rendere molto più rapidi i rimpatri degli immigrati irregolari. Senza questa misura, non potrebbe esserci una politica migratoria veramente credibile. Una politica che contempli anche l’ipotesi che chi ha diritto a restare in Italia, resti. Attualmente, solo un immigrato su cinque tra i destinatari di provvedimenti di rimpatrio lascia il territorio europeo.
Il nuovo regolamento legittima i cosiddetti return hubs, come quelli voluti in Albania dalla Meloni e criticati da gran parte dell’opposizione. Si tratta di strutture che, svolgendo una «funzione di transito» tra il Paese che ha deciso il rimpatrio e quello di provenienza del migrante, consentono di ospitare gli irregolari provvisoriamente o definitivamente. Fanno eccezione i minori non accompagnati. Il regolamento incentiva, altresì, l’immigrato alla collaborazione con le autorità del Paese in cui si è recato, prevedendo conseguenze chiare e non banali, come la detenzione e altre misure rigorose. Le autorità nazionali potranno disporre di strumenti più efficaci per identificare gli irregolari: perquisizioni, sequestri di documenti, dispositivi elettronici, eccetera. Sono previste, dunque, procedure accelerate per il rimpatrio, ma anche possibilità più estese di trattenimento (per esempio nel caso di mancata collaborazione) e divieti di ingresso molto più severi per chi rappresenta una reale minaccia alla sicurezza collettiva. Con le nuove norme europee, la presentazione di ricorsi, inoltre, non sospende più il rimpatrio automaticamente. Sospensione e gratuito patrocinio saranno decise dalle autorità competenti, ma solo se veramente necessarie. È evidente, dunque, che queste disposizioni rappresentino un punto a favore per l’Italia, anche in relazione a quanto previsto relativamente al ruolo dei cosiddetti Paesi Terzi. Il governo aveva promesso di difendere più efficacemente i confini, di ridurre gli sbarchi, di combattere i trafficanti di esseri umani e così è stato.








