La crisi legata al Covid-19 ha portato a un incremento degli impairment (svalutazione degli asset iscritti in bilancio, tra avviamenti e partecipazioni), sia in termini di numero di aziende sia in termini di valore dell’impairment. Un trend omogeneo a livello europeo, che ha coinvolto anche le società quotate in Italia: il 75% delle aziende dell'indice Ftse Mib ha riportato un impairment, raggiungendo il livello più elevato degli ultimi anni.

È questo il dato più rilevante del rapporto annuale della società di consulenza EY sugli impairment tra le società quotate sui principali mercati azionari europei che comprendono, oltre all’Italia, anche Francia, Germania, Uk e Svizzera. Guardando ai valori assoluti degli impairment del 2020 – e tenendo conto della diversa dimensione dei listini azionari – le svalutazioni più elevate sono avvenute in Francia (23,3 miliardi), seguita da Uk (17,6 miliardi), Germania (16,6 miliardi), Italia (9,8 miliardi) e Svizzera (7,4 miliardi).

«La pandemia ha portato a un incremento sia nel numero di aziende che hanno riportato svalutazioni degli asset iscritti in bilancio sia nel valore delle svalutazioni stesse», commenta Mario Rocco, partner e responsabile valutazioni di EY Italia.