Oggi si celebra la festa di san Luigi Gonzaga (1568-1591): il santo dei giovani, di origini nobili, ma anche il modello della purezza, spesso raffigurato con il suo inseparabile giglio. E quest’anno la sua memoria liturgica avviene nel corso di un evento molto simbolico, l’Anno aloisiano, indetto per celebrare i 300 anni della canonizzazione, avvenuta il 31 dicembre 1726 (con lui fu proclamato santo anche un altro gesuita, come lui, Stanislao Kostka) per volere di un papa domenicano – e oggi servo di Dio – Benedetto XIII, che tre anni dopo lo proclama protettore degli studenti.Pio XI lo designa patrono della gioventù cattolica, nel 1926 (esattamente 100 anni fa) e Giovanni Paolo II lo consacra patrono dei malati di Aids nel 1991. Proprio in quell’anno Giovanni Paolo II si recò pellegrino, a cinque secoli dalla nascita, nel Mantovano nei luoghi che diedero i natali al Gonzaga. Il “giubileo” aloisiano sarà vissuto in modo particolare oggi in due città simbolo della sua breve vita (il religioso, che era uno scolastico gesuita, morì dopo aver contratto la peste per salvare dei moribondi): il Santuario di San Luigi a Castiglione delle Stiviere nel Mantovano, dove nacque il 9 marzo 1568 e dove oggi è custodito il teschio, e la chiesa di Sant’Ignazio di Loyola in campo Marzio a Roma (città in cui si spense il 21 giugno 1591) dove riposa il resto del corpo. Come nel caso della compatrona d’Italia santa Caterina da Siena le reliquie di Luigi sono custodite in due luoghi per simboleggiare in capite et membris l’alfa e omega della sua breve vita.Oggi saranno due le celebrazioni eucaristiche previste nella “sua” Castiglione delle Stiviere in Duomo, dove Luigi, il giovane principe dei Gonzaga, allora 12enne, nel 1580, ricevette la Prima Comunione proprio dalle mani di san Carlo Borromeo: una presieduta alle 10.30 dal preposito generale della Compagnia di Gesù, il venezuelano Arturo Sosa Abascal, e l’altra alle 18.30 dal vescovo di Mantova Marco Busca. A Roma invece nella chiesa di Sant’Ignazio in Campo Marzio (dove riposano, tra l’altro, i corpi di Kostka e Berchmans) l’Eucaristia sarà presieduta questo pomeriggio alle 18.30 dal vescovo ausiliare di Roma e vicegerente della diocesi, Renato Tarantelli Baccari.L'immagine dell'Anno Aloisiano a Mantova. L'opera è stata realizzata dall'artista mantovano Oliviero Filippini.Un anniversario quello dei 300 anni dalla canonizzazione di san Luigi che ha significato per Mantova, la diocesi in cui nacque, l’occasione per riscoprire l’attualità di questa figura. E ritornare alle fonti più genuine della sua santità. Di questo è convinto il vescovo di Mantova, dal maggio scorso anche vice presidente della Cei per l’Italia Settentrionale, Marco Busca: «L’obiettivo di questo “giubileo” aloisiano è quello, anzitutto, di onorare, oltre le caricature riduttive di certa agiografia, la verità della ricca umanità, della santità “giovane” e dell’attualità del carisma di san Luigi». E annota a questo proposito: «Lungo l’anno si è risvegliato un interesse verso il nostro santo, in un crescendo di iniziative per farlo conoscere e incontrare attraverso catechesi, pellegrinaggi, liturgie e varie forme di devozione, specie nel Santuario che custodisce la reliquia e dove è possibile ricevere l’Indulgenza giubilare». E osserva: «Il progetto del giubileo Aloisiano si è mosso in più direzioni, con l’obiettivo di rigenerare e rendere visitabili i luoghi aloisiani di Castiglione delle Stiviere, rinnovare l’iconografia di san Luigi, veicolarne il messaggio con canti, mostre, pubblicazioni, podcast realizzati anche grazie all’inventiva dei giovani. Abbiamo cercato così, nel corso di questo anno speciale, di far emergere la freschezza della sua “santità giovane” e farlo uscire dalla gabbia di una certa iconografia che lo descriveva come il santo ubbidiente “puro perché senza passione” o “santo perché debole e malaticcio”». E annota: «Già nel 1921 il futuro Paolo VI in una celebre conferenza prendeva le distanze da questa descrizione molto oleografica come si diceva un tempo del “giglio bianco e profumato” e diceva: “Questa non è la vera figura di san Luigi”». Dal suo osservatorio Busca ricorda alcuni tratti singolari del santo come la scelta di lasciare l’eredità, gli onori del marchesato dei Gonzaga pur di vestire il semplice abito nero dei gesuiti e seguire Gesù: il Gesù povero tra e per i poveri. «Egli fu veramente il “Ribelle di Dio” come lo ha definito magistralmente uno dei suoi biografi più autorevoli lo storico Giorgio Papasogli per lo stile con cui seppe anche rispondere alla chiamata di Dio rispetto alla volontà del Casato che lo voleva, a tutti i costi, alla guida del ducato di Mantova». Busca, che di formazione è un teologo e un esperto di spiritualità, ricorda l’importanza dell’impronta gesuitica nella breve vita del santo e come fu fondamentale nella formazione di Luigi l’incontro con un teologo del rango di san Roberto Bellarmino. «Aveva talmente assimilato l’obbedienza evangelica e gesuitica che, dopo poco tempo dall’arrivo al Collegio Romano, il preposito generale di allora, Claudio Acquaviva, si era persuaso nell’intimo che Luigi avrebbe avuto un domani la guida della Compagnia di Gesù». Il presule, originario di Brescia, accosta la figura di Luigi a quella di Francesco, il Poverello di Assisi, di cui, sempre in questo 2026, ricorrono gli 800 anni dalla morte: «La “vicinanza” tra i due santi è presente in molti panegirici del XVIII e XIX secolo; nei quali Luigi viene descritto come un “nuovo Francesco”, un “secondo Francesco”. Le assonanze tra loro appaiono quasi spontanee». E sottolinea ancora: «Entrambi posseduti da un impeto di lucida follia che li portò ad abbracciare Francesco il lebbroso e Luigi l’appestato». Quale, dunque, la modernità di questa figura e la sua capacità attrattiva anche per i giovani di oggi? «La sua è una figura di santità integrale e poliedrica, “frequentabile” anche per i giovani del nostro tempo. L’accento sulla virtù della purezza ci ricorda – è l’osservazione – che i linguaggi della tenerezza e dell’intimità affondano le radici in un cuore “casto”. Il termine deriva dalla radice kas che significa “tenere ordine”, al contrario di “incasto” (da cui incestuoso) che allude alla sregolatezza e all’assenza di confini nelle emozioni e negli affetti». Luigi Gonzaga morì il 21 giugno 1591, a 23 anni, «invocando il nome di Gesù». «Morì con questo Nome sulle labbra; diceva “me ne vado felice” per il desiderio ardente di arrivare in Paradiso – è la riflessione finale di Busca – accolto “tra i dolci e cari abbracciamenti del Padre celeste”. Il suo percorso ci sprona a ricentrare l’annuncio evangelico sul primato della grazia rispetto alle regole morali e all’impegno etico, pur necessari al discepolato, con la “finestra dell’anima” spalancata sull’orizzonte della vita eterna».Il vescovo di Mantova Marco Busca
«Luigi Gonzaga, il santo “ribelle” che sa parlare ancora ai giovani di oggi»
Il vescovo di Mantova, Busca, racconta l’eredità di questo testimone: «Come Francesco abbracciò il lebbroso lui fece lo stesso con l’appestato». Le Messe oggi nel giorno della festa a Castiglione delle Stiviere e a Roma. In questo 2026 ricorrono i tre secoli dalla sua canonizzazione per cui è stato indetto l'anno Aloisiano.










