Il Premio. 21 giugno 2026 alle 00:42

Dal momento che è in pista da 10 anni, definire Francesco Gheghi “talento emergente” è riduttivo. Di fatto, però, il ventiduenne attore romano, che venerdì al Figari Film Fest ha ricevuto il Premio Beatrice Bracco, è un talento del cinema che sta emergendo con forza.

Lo confermano i prossimi lavori in uscita: la serie Netflix “SuburraMaxima”, il film “Dio ride” di Giovanni Veronesi e “Gli ultimi giorni di vita di Leonardo Revelli, figlio unico”, opera prima di Stefano Grasso. Per non parlare delle candidature e dei riconoscimenti ottenuti, di cui il Bracco è solo l’ultimo della serie. «Ricevere un premio che prima di me è stato conferito a un collettivo di attori stupendi fa molto piacere, a maggior ragione in Sardegna, un luogo per me magico, che frequento da quand’ero bambino», dice Gheghi, protagonista di (tra gli altri film) “Io sono tempesta”, “Mio fratello rincorre i dinosauri”, “Il filo invisibile”, “Familia”, “Fuori” e “40 secondi”, ma anche regista di cortometraggi, di cui il Figari è una delle manifestazioni più importanti.

«Il corto è una forma d’arte che apprezzo molto», ammette lui. «Esplorare è l’aspetto che mi intriga di più nel cinema, nel quale ammiro molto Robert De Niro e Pierfrancesco Favino: con Pierfrancesco ho condiviso il set nell’ultimo film di Veronesi, è stata un’esperienza meravigliosa, non vedo l’ora che esca». Quanto ai registi, all’attore capitolino piacerebbe lavorare «con i fratelli Coen o i fratelli D’Innocenzo: nel curriculum, mi manca la commedia, una cosa alla “The Nice Guys” con Russel Crowe. Decisamente geniale!».