Dai maestosi fondi della Bibliothèque nationale de France (BnF) di Parigi è emerso un piccolo quaderno manoscritto, scampato a oblio e polvere per quasi due secoli e mezzo: contiene sette brani per flauto e arpa finora ignoti al repertorio ufficiale attribuiti a Wolfgang Amadeus Mozart.

Non una monumentale partitura teatrale, ma un oggetto fragile e prezioso: un autentico laboratorio musicale in presa diretta. Una scoperta che il presidente della BnF, Gilles Pécout, ha definito fra le più rilevanti degli ultimi decenni e che illumina da un’angolatura inedita il modo in cui il compositore insegnava, elaborava le idee e dialogava con una sua allieva.

Il ritrovamento è datato 2 febbraio 2026, durante un ordinario lavoro di ricognizione e ricatalogazione nei vasti depositi della biblioteca. François-Pierre Goy, conservatore del Dipartimento Musica e responsabile delle collezioni anteriori al 1800, ha individuato tra una ventina di manoscritti in riordino un fascicolo di 44 pagine, senza titolo, rilegato in carta marmorizzata.

All’apparenza modesto, ma rivelatore per un occhio esperto: cancellature, fitte correzioni, il disegno delle chiavi, il tratto delle legature. Indizi minimi e decisivi, per un paleografo, come un’impronta digitale.