La narrazione ufficiale è che il gruppo turistico I Grandi Viaggi gode di buona salute. Ma in base a una serie di esposti presentati alla Consob tra febbraio e marzo di quest’anno dagli azionisti di minoranza le cose non sembrano andare esattamente così. La società, nata negli anni Trenta, possiede 11 villaggi vacanze, sette in Italia tra Sardegna, Sicilia, Calabria, Valle d'Aosta e Trentino, e quattro all’estero in Kenya, Zanzibar e Seychelles, ma anche strutture a Dubai e negli Emirati Arabi. Dal 1998 è quotata a Piazza Affari sul listino Euronext Milan, ed è diventata player internazionale nel 2005 con l’acquisto della decotta Parmatour. Il controllo è blindando dalla maggioranza dei diritti di voto in capo alla famiglia Clementi attraverso la sigla Monforte & C. S.r.l. A decidere tutto è Luigi Maria Clementi, 83 anni. Già amministratore delegato di Saipem e vicepresidente di Valtur, poi divenuto patrono de I Grandi Viaggi, è assurto agli onori delle cronache nel 2015 quando, proprio L’Espresso, lo individua nella Lista Falciani: il finanziere nel 2009 ha rimpatriato 134 milioni di dollari con uno dei condoni voluti dal governo Berlusconi.In base agli esposti presentati dai soci di minoranza, i faldoni e i dati analitici dei bilanci consuntivi storici delle controllate estere mostrerebbero una gestione societaria impermeabile alle regole di trasparenza del mercato regolamentato. Negli ultimi vent’anni, le tre principali controllate estere hanno accumulato perdite per 21 milioni di euro (11 a Zanzibar e 10 in Kenya). Nonostante la redditività negativa, la capogruppo ha continuato a iniettare flussi finanziari, accumulando 14 milioni di crediti poi svalutati o convertiti in capitale. A questo si aggiunge una pretesa fiscale da 5 milioni di euro notificata nel 2025 dalla Tanzania Revenue Authority, l’autorità fiscale della Tanzania alla controllata di Zanzibar. L’informazione è stata tenuta nascosta al mercato per mesi, e nel bilancio al 31 ottobre 2025 il CdA ha stanziato un fondo rischi di soli 232mila euro, scelta contestata dal Collegio Sindacale.IGV possiede mura e asset immobiliari per 200 milioni di euro, da cui proviene l’80% del fatturato. Tuttavia, l’Ebitda degli ultimi dieci anni è insufficiente a remunerare il capitale investito. Secondo le minoranze, se i villaggi fossero ceduti in locazione a competitor (come Alpitour), il gruppo otterrebbe flussi di cassa superiori e privi di rischio operativo. Nonostante le performance deludenti, i compensi degli organi sociali superano il milione di euro l’anno. Quasi la metà di tali cifre sarebbe stata deliberata direttamente dal presidente Luigi Maria Clementi sfruttando le deleghe per le assemblee delle controllate.Lo scontro sulla governance ha subito un’accelerazione a giugno 2025 quando Antongiulio Marti, in rappresentanza del patto parasociale Helios Hoopclub (titolare del 29,06 per cento del capitale sociale), ha richiesto un incontro urgente al presidente Clementi e all’amministratore delegato, Corinne Clementi, figlia del presidente, per discutere la revisione strategica del business. La risposta a stretto giro è stata un netto rifiuto perché la richiesta era «eccessivamente generica». La situazione è precipitata nei mesi successivi, quando il Patto ha richiesto invano la distribuzione di un dividendo straordinario di 0,25 euro per azione per restituire valore al mercato di fronte allo stallo strategico del titolo.Sempre a giugno dell’anno scorso, il Collegio Sindacale ha presentato le dimissioni in blocco. Un repulisti che ha privato l’organo di controllo della continuità, proprio mentre emergevano le criticità sui flussi finanziari interni. La relazione del nuovo Collegio Sindacale ha svelato una prassi contabile poco trasparente: ai consiglieri non esecutivi, a quanto si apprende dalla lettura della relazione del collegio sindacale al bilancio 2025 non vengono trasmesse con regolarità le situazioni economiche e i flussi di cassa (cash flow) periodici delle singole strutture alberghiere. Sembrerebbe dunque che il CdA della quotata approvi i bilanci al buio, senza monitorare analiticamente la cassa dei singoli resort. Questo vuoto informativo protegge l’operatività di IGV Hotels S.p.A., la sub-holding non quotata che possiede sia i villaggi italiani che quelli esteri. In questa società, il presidente Clementi gode di deleghe «illimitate» di ordinaria e straordinaria amministrazione, che gli consentono di muovere liquidità e ricapitalizzare le controllate africane senza l’autorizzazione preventiva del consiglio della capogruppo quotata.Il controllo della famiglia è garantito da tre consiglieri indipendenti in carica da periodi compresi tra gli 11 e i 27 anni (oltre il limite di 9 anni del Codice di Corporate Governance). Questi consiglieri presiedono tutti i comitati interni, escludendo l’unico rappresentante delle minoranze. Inoltre, a febbraio 2026, la Relazione sulla remunerazione è stata modificata e ripubblicata senza una nuova delibera del CdA, fissando target minimi (Ebitda all’8 per cento) per far scattare i bonus al vertice. Ma la stessa direzione aziendale ha ammesso nei documenti ufficiali che il solo settore alberghiero viaggia su una redditività lorda autonoma del 40 per cento. Insomma, i bonus per la famiglia di controllo sono agganciati a target aritmeticamente impossibili da fallire.L’ultimo capitolo dell’atto d’accusa riguarda il conflitto di interessi strutturale nei resort esteri. Nell’esposto integrativo inviato alla Consob il 25 marzo 2026, viene censurata l'omessa disclosure riguardante la controllata keniota Blue Bay Village Limited. Fino a marzo 2026, la società ha taciuto a soci e investitori un dettaglio cruciale: il certificato ufficiale di registrazione CR12, emesso dalle autorità di Nairobi l’11 marzo 2026, rivela che Luigi Maria Clementi detiene la carica formale di Director nel board della società keniota.Questa carica è stata omessa in tutte le tabelle sui compensi e sulle cariche della Relazione sul Governo Societario depositata a Milano. L’omissione ha permesso al gruppo di far transitare imponenti flussi finanziari di ricapitalizzazione verso la società africana in perdita costante senza mai attivare le Procedure obbligatorie per le Operazioni con Parti Correlate, eludendo i controlli di terzietà e aggirando la vigilanza di Consob. La gestione familiare ha così trasformato una public company in una cassaforte a visibilità ridotta, dove i paradisi esotici servono a confinare le perdite del ventennio e a proteggere i compensi dei controllanti.Ora la parola passa all’autorità di vigilanza, chiamata a verificare se l’architettura contabile e informativa di IGV rispetti le tutele del pubblico risparmio o se sia giunta alla fine della corsa. Peccato che la Consob, in questo momento sia senza testa. Scaduto il presidente Paolo Savona e impallinato il successore indicato dalla Lega, Federico Freni, la poltrona resta vuota: e le decisioni possono aspettare. È probabile che la nomina sarà rinviata a settembre, ma nel frattempo nei cassetti dell’ente si stanno accumulando parecchi esposti rimasti senza risposta.
Conti opachi in vacanza nei resort
Gli azionisti di minoranza del gruppo "I Grandi Viaggi" hanno presentato esposti contro la famiglia Clementi. Contestati vent’anni di perdite accumulate nelle c












