Sir Keir Starmer è rimasto solo, o quasi, a difesa del suo fortino di Downing Street. E l’ultima, probabilmente decisiva, cannonata è stata sparata dal sindaco di Manchester, Andy Burnham. Grazie al travolgente successo alle elezioni suppletive a Makerfield è tornato tra i banchi di Westminster col 54% delle preferenze, dimostrando di essere in grado di battere Reform Uk di Nigel Farage di ben 20 punti percentuali e, soprattutto, pronto a prendersi la guida del Labour Party nel tentativo di arginare l’ascesa della destra populista, dopo un mandato di Starmer che i consensi attuali certificano come disastroso.

Transizione morbida o guerra

La domanda nel mondo Labour, e non solo, non è tanto quando avverrà il passaggio di consegne, ma come. Starmer è un politico ormai assediato, al quale gran parte del suo partito sta chiedendo di abbandonare il numero 10 di Downing Street con le mani in alto, senza opporre resistenza. Un passaggio di consegne morbido da portare a termine già nei prossimi giorni. Chi gli rimane fedele giura, però, che il premier non abbia alcuna intenzione di abbandonare l’incarico. Non lo ha fatto nemmeno dopo le dimissioni in massa di molti tra i suoi ministri.

Se rimarrà fermo sulle sue posizioni, i sostenitori di Burnham potrebbero però passare alle maniere forti. E di opzioni ce ne sono due. Innanzitutto, altri ministri potrebbero decidere di abbandonare la barca alla deriva del suo esecutivo e dimettersi in segno di sfiducia nei confronti del premier. Una mossa che lo costringerebbe, di nuovo, a fare i conti con la realtà dei fatti, ossia che non solo ha perso il sostegno della popolazione, con l’indice di approvazione ormai al 16% circa, ma anche del suo partito. Lo stesso che proprio lui era chiamato a rifondare, dopo otto mandati a guida Tory, e che adesso gli chiede di lasciare la leadership. Burnham, secondo i sondaggi, è favorito con il 41% delle preferenze, mentre Starmer si ferma al 30%.