Ogni volta che torna a Bari per il suo concerto al San Nicola, Vasco Rossi compie un gesto lontano dai riflettori. Attraverso il suo staff fa contattare Franca e Antonio Bucci, li invita in tribuna d’onore e cerca per loro il posto migliore. È una consuetudine che si rinnova nel silenzio, senza annunci né fotografie ufficiali. Quel legame nasce nell’estate del 2007. Pochi mesi prima, a maggio, Bari era stata ferita dalla tragica scomparsa di Mimmo Bucci. Quando Vasco arrivò in città per il concerto di luglio volle incontrare i suoi genitori: desiderava sapere chi fosse quel ragazzo che aveva fatto delle sue canzoni una ragione di vita. Da allora, quel filo non si è mai spezzato.

Mimmo era un appassionato autentico di Vasco Rossi, non soltanto un fan. Cantava i suoi brani con la stessa intensità che il rocker di Zocca porta sul palco da decenni. Aveva fondato una band, «La Combriccola di Vasco», e quando interpretava quelle canzoni lo faceva vivendo ogni parola, ogni sfumatura, ogni emozione. Mimmo, però, non si limitava a reinterpretare la musica del suo idolo: scriveva brani suoi, inseguiva un sogno e provava a costruire il proprio futuro attraverso l’arte.

Le note di Vasco interpretate da Mimmo erano una sorta di preghiera laica di riscatto sociale. Dalle strade del quartiere Libertà, dove era cresciuto, partiva un messaggio di speranza. Negli anni Franca e Antonio non hanno mai permesso che il ricordo del figlio si spegnesse. Hanno trasformato il dolore in impegno, promuovendo iniziative culturali e sociali, sostenendo il premio intitolato a Mimmo e accompagnando la nascita del giardino che oggi porta il suo nome nel cuore del quartiere.