di
Daniele Dallera
L'allenatore dell'EA7 si è trovato alla guida della squadra dopo le dimissioni choc di Messina, ora merita fiducia
Peppe Poeta come Cristian Chivu. Vabbè, tifa per la Juve, ma al primo colpo con l’Olimpia Milano ha vinto lo scudetto. Tale e quale, stessa storia di Cristian Chivu, entrambi alla loro seconda stagione in serie A. Chivu è passato dal Parma all’Inter in un momento delicatissimo della società nerazzurra. Poeta da Brescia a Milano ritrovandosi capo allenatore a stagione avviata grazie alle dimissioni choc di Ettore Messina, un totem del basket europeo, l’allenatore italiano più vincente, con vista panoramica addirittura sulla Nba dove è stimatissimo. Solo qui da noi, dove si diventa bravi e persino coraggiosi se si attacca e critica, a turno. Ancelotti, Mourinho, Allegri e Conte nel calcio e Messina nel basket: affibbiando loro, con moderazione, l’etichetta del bollito. Coraggioso invece è stato Leo Dell’Orco, l’uomo che fa battere, speriamo per il movimento italiano ancora per molto tempo, il cuore Armani nel basket milanese investendo passione e denari.
È lui che ha agevolato la successione di Poeta affidandogli una squadra creata da Messina che, costruendola, ha compiuto gravi errori (soprattutto se si pensa ai mancati traguardi europei), con giocatori che non avevano più alcuna voglia di seguirlo: anche sotto questo aspetto riconoscenza poca. Con molta sofferenza e in ritardo Messina si è fatto da parte, mantenendo quel ruolo dirigenziale che ha concentrato potere creando confusione in quell’armonia ideale che deve esserci tra la sfera tecnica e quella societaria con la distribuzione e assunzione delle dovute responsabilità. Ora il ciclo Messina, sicuramente positivo, a Milano è finito e pare debba riprendere a Roma (dove c’è un nodo di attese a prima vista conflittuali).










