Genova - Era il 1984 quando un romanzo, scritto dall’allora 36enne William Gibson, non solo contribuiva decisamente a dare solidità e concretezza al cyberpunk, apprezzatissimo sottogenere della fantascienza, ma anche provava a immaginare un futuro che all’epoca nessuno si poteva nemmeno lontanamente sognare. Oltre 40 anni dopo, di Neuromante si torna a parlare tantissimo soprattutto per due motivi: perché ci siamo resi conto di quanto quel libro sia stato in effetti capace di prevedere il mondo in cui stiamo vivendo, forse maggiormente di opere anche precedenti, e perché quest’anno (o più probabilmente all’inizio del prossimo) diventerà una serie in 10 episodi, attesa in streaming su Apple TV. XIX Tech: le ultime notizie dal mondo della tecnologia

youtube: il primo trailer di Neuromancer

Di che cosa parla Neuromante Pubblicato la prima volta nel luglio di 42 anni fa, Neuromante è il primo romanzo completo di Gibson e oggi può essere considerato parte della cosiddetta Trilogia dello Sprawl insieme con Giù nel Cyberspazio e Monna Lisa Cyberpunk. Nel libro c’è fra l’altro la definizione di cyberspazio (la parola venne usata per la prima volta sempre da Gibson nel 1982 in La notte che bruciammo Chrome), che è sostanzialmente l’insieme di computer collegati fra loro, connessi per creare una realtà alternativa in cui le persone passano tempo sottratto alla realtà vera. È quella che oggi chiamiamo Internet, anche se allora Internet nemmeno esisteva. Senza spoiler, la storia racconta di Case, che Gibson descrive come “cowboy della consolle” e che oggi identificheremmo come un hacker, che viene reclutato da un misterioso personaggio per quello che inizialmente sembra solo il furto di hardware e software. Nella sua missione, Case è accompagnato da Molly, una giovane samurai il cui corpo è stato potenziato con innesti meccanici e robotici: il serial prodotto da Apple, di cui al momento si sa davvero molto poco, dovrebbe seguire questa trama e vedere come interpreti principali Callum Turner e Briana Middleton, già vista in Sharper e Il bar delle grandi speranze. Il Neuromante che dà il titolo al libro è un’intelligenza artificiale, così come la sua controparte, che si chiama Invernomuto e ha il ruolo del cattivo: nel 1984 sembrava forse folle parlare di software e macchine in grado di pensare e prendere decisioni e di intelligenze alternative a quella umana, mentre oggi davvero chiacchieriamo con Gemini, ChatGPT e altre IA e anche abbiamo maggiore consapevolezza delle minacce che questi strumenti potenzialmente rappresentano.