Altro che Vannacci e i bassifondi della classifica, una Lega con Zaia segretario diventerebbe il terzo partito d’Italia con il 12,2%. Sopra i Cinque Stelle, sotto Pd e Fratelli d’Italia ma comunque con ulteriori margini di crescita. È lo scenario prospettato dal sondaggio YouTrend per Sky Tg24 ed è l’ennesima brutta notizia per Matteo Salvini. Nota a margine: continuano a proliferare gli striscioni pro Zaia. Dopo quelli esposti in Lombardia, ora eccone due anche in Veneto, proprio davanti a un luogo simbolo del partito padano: il K3 di Treviso. Il sondaggio di YouTrend rileva il potenziale complessivo di una “Lega di Zaia”, che dal 5,8% attuale balzerebbe addirittura al 12,2%, con l’1,5% degli elettori di centrodestra o astenuti che sposterebbe sicuramente il proprio voto per destinarlo a una forza politica guidata dall’ex governatore del Veneto, e un 4,9% che lo farebbe “probabilmente”.

Sempre restando nel bacino degli elettori del centrodestra e in quello degli “astenuti”, il 4% voterebbe “sicuramente” una Lega a trazione Zaia e il 14% lo farebbe “probabilmente”. Guardando poi agli elettori della Lega, il 18% voterebbe sicuramente il Carroccio se fosse guidato da Zaia, mentre il 52% lo farebbe “probabilmente”. Il “probabilmente no” si ferma al 4%, mentre il “sicuramente no” è a 0. Le stesse domande sono state poi poste agli elettori di Fratelli d’Italia, Forza Italia e Noi moderati e anche in questo caso i risultati sono abbastanza sorprendenti: il 2% degli elettori di FdI si dice “sicuramente” pronto a migrare verso una Lega zaiana, con la percentuale sale al 4% per gli elettori di Forza Italia e Noi Moderati. E per i possibilisti si raggiungono percentuali a due cifre: 14% per gli elettori di FdI e 12% per forzisti e Noi Moderati. L’ANALISI «La Lega è in un momento di grande difficoltà», ragiona Giovanni Diamanti, fondatore di Quorum YouTrend e professore di Marketing politico all’Università di Padova. «È in difficoltà la sua leadership, è in difficoltà la sua strategia, essendo schiacciata a destra da Vannacci, e da FdI sul fronte istituzionale. Il progetto di un partito nazionale pare essere crollato, il rischio è di perdere di credibilità anche come partito del Nord. Al momento, l’ultimo baluardo della Lega sono gli amministratori del Nord». E si torna alla foto battezzata “patto del sushi”, in cui Luca Zaia, Massimiliano Fedriga, Attilio Fontana e Maurizio Fugatti sorridono seduti al tavolo di un ristorante di Mestre. La base chiede da tempo la loro entrata in campo nella gestione del partito ma finora è prevalsa la prudenza. «Anche perché», suggerisce una fonte interna alla Lega «Salvini governa un pacchetto di tessere al sud che lo farebbe comunque uscire vincente da un eventuale congresso». Dunque avanti con la strategia del logoramento, con il partito sceso al 5,8%, superato persino da Futuro Nazionale del generale Vannacci, lo stesso che Salvini aveva promosso alla politica di serie A, nominandolo suo vice alla segreteria federale. DIVISIONI Luca Zaia ha recentemente proposto di riorganizzare la Lega sul modello tedesco della Cdu-Csu, prevedendo la divisione del partito in due forze federate: una formazione autonoma per il Nord Italia guidata dallo stesso ex governatore veneto e un’altra nazionale guidata da Matteo Salvini. La proposta è stata oggetto di forti tensioni all’interno del Carroccio. La dirigenza nazionale guidata dal Capitano ha espresso freddezza verso l’ipotesi di sdoppiamento, alimentando ulteriormente lo scontro aperto tra l’ala storica-territoriale e l’evoluzione sovranista del partito. STRISCIONI Nel frattempo continua il fenomeno degli striscioni pro Zaia in giro per l’Italia. Dopo il primo a Milano in corso Sempione (“Grazie Matteo. Ma... Zaia segretario ora”) e un altro con lo stesso testo in via Oberdan a Brescia, altri due sono comparsi a Treviso, vicino al K3, la sede regionale della Lega. “Via Salvini e compagnia. Ora Zaia e autonomia”. E poi “Zaia e Fedriga salvate la Liga”. C’è chi non esita a interpretarlo come una sorta di avvertimento in vista del raduno in programma il 4 e 5 luglio all’hotel Move di Mogliano Veneto, il famoso “ritiro” pensato da Salvini per provare a serrare i ranghi. Ma l’aria di contestazione potrebbe sortire anche un ripensamento. Del resto, il rischio che la trasferta veneta del segretario federale si trasformi in una imboscata è concreto. Lunedì, intanto, si insedierà la famosa cabina di regia, soluzione pensata dello stesso Salvini dopo aver detto no allo sdoppiamento del partito proposto da Zaia. Ne faranno parte presidenti di Regione, sindaci e ministri. Eccoli: Matteo Salvini, Roberto Calderoli, Giancarlo Giorgetti, Massimiliano Fedriga, Attilio Fontana, Maurizio Fugatti, Luca Zaia, Alberto Stefani, Emanuele Imprudente, Filippo Mancuso, Enrico Rossi, Pasquale Pepe, Luca Sammartino, Roberta Cuneo, Alessandro Canelli, Mario Conte, Alan Fabbri, Riccardo Mastrangeli e Sandro Parcaroli. Il gruppo lavorerà su dossier strategici come piano casa, sicurezza urbana, costo della vita, burocrazia, autonomia e revisione dei vincoli Ue. Basterà?