Economia 19 giugno 2026 La proposta “sblocca stipendi” di AVS vorrebbe reintrodurre un meccanismo simile alla scala mobile, che però comporterebbe dei rischi ANSA Mercoledì 17 giugno il segretario di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni ha pubblicato su Instagram un post in cui accusa il governo Meloni di non aver fatto nulla, a quasi quattro anni dal suo insediamento, per adeguare gli stipendi al costo della vita. Il contenuto ha l’obiettivo di rilanciare lo “sblocca stipendi”, una norma proposta da Alleanza Verdi-Sinistra, la formazione di cui fanno parte Sinistra Italiana ed Europa Verde. La proposta di legge prevede un meccanismo di indicizzazione delle retribuzioni dei dipendenti all’inflazione, simile alla cosiddetta “scala mobile”, che venne limitata nel 1984 ed eliminata definitivamente nel 1992.

In pratica, Alleanza Verdi-Sinistra vorrebbe che alla fine di ogni anno gli stipendi venissero automaticamente aumentati di una percentuale pari all’inflazione registrata in quell’anno. In questo modo, secondo i promotori, gli stipendi reali rimarrebbero invariati e protetti dal caro vita, che ha invece ridotto il potere d’acquisto degli italiani negli ultimi anni. Come racconta Fratoianni, infatti, l’inflazione è stata più alta rispetto alla crescita dei salari: tra il 2019 e il 2025, i prezzi sono aumentati del 17 per cento, mentre la retribuzione netta media è cresciuta solo del 14 per cento. Il segretario di Sinistra Italiana chiude con una domanda retorica: «Indovinate chi ha governato dal 2022 al 2026? Sì, proprio lei che parla di tutto, tranne di stipendi e inflazione», riferendosi alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La dinamica del potere d’acquisto negli ultimi anni, però, non è solo il risultato delle politiche applicate dal governo e non è detto che una nuova “scala mobile” possa risolvere il problema. Vediamo perché.È colpa di Meloni se gli stipendi non crescono? Il post di Fratoianni mostra l’andamento del livello dei prezzi e quello delle retribuzioni contrattuali tra il 2019 e oggi. L’informazione più evidente, sottolineata anche dalla descrizione, è la crescita elevata e repentina dell’inflazione a partire dal 2022, anno in cui Meloni è entrata in carica. Fratoianni ricorda che l’inflazione «sale, mentre gli stipendi rimangono fermi al palo». Nella slide successiva, si parla di «un divario sempre più ampio e netto», in realtà la distanza tra livello dei salari e dei prezzi si riduce proprio in concomitanza del mandato di Meloni. Nel 2025, per esempio, le retribuzioni sono cresciute in media più dell’inflazione. È vero dunque che i prezzi sono saliti molto nell’anno dell’insediamento di Meloni (che però ha iniziato il suo mandato a ottobre 2022), ma è anche vero che la crescita degli stipendi ha almeno in parte compensato questa perdita di potere d’acquisto. Nessuno di questi due fenomeni può essere attribuito interamente al governo Meloni.