C’è qualcosa di rassicurante nella cinquina del Premio Strega Saggistica: sembra la fotografia di un Paese che, mentre il mondo accelera verso l’ignoto, prova ancora a capire cosa gli sta succedendo.

La seconda edizione del premio, annunciata oggi a Taobuk a Taormina, mette insieme cinque libri che raccontano altrettante forme dell’inquietudine contemporanea. La lingua, la storia, la democrazia, la scienza, la geografia culturale. In altre parole: come parliamo, da dove veniamo, cosa rischiamo di diventare, a chi crediamo e dove pensiamo di abitare.

Premio Strega: primo Mari, secondo Nucci, Pierantozzi ce la fa e doppia il Campiello

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In Alfabit (il Mulino), Giuseppe Antonelli segue la trasformazione dell’italiano dagli SMS a ChatGPT. È una storia linguistica, ma anche antropologica: la storia siamo noi: siamo noi che scrivevamo le lettere e oggi digitiamo e-mail, chat, post, note sul telefono; che dettiamo messaggi e mandiamo vocali. Com’è cambiato l’italiano dall'invio dei primi SMS al dialogo con le cosiddette intelligenze artificiali? Alfabit è la storia dell’incrocio fra la tradizione linguistica e la sua traduzione informatica. Ovvero dello stretto legame fra l’evoluzione dell’italiano e l’avvicendarsi dei nuovi media tecnologici.