| 19 Giugno 2026 13:02 |

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(Adnkronos) – L’organizzazione del lavoro “non può più essere pensata come stabile, ma come un sistema in continua evoluzione”. Per questo è fondamentale costruire “alleanze strutturate tra imprese, sindacati e istituzioni pubbliche, per sviluppare strumenti contrattuali e regolatori adeguati ai nuovi bisogni. L’invecchiamento della popolazione attiva” obbliga a “ripensare la gestione delle carriere lunghe, non più orientate esclusivamente all’uscita dal lavoro, ma alla permanenza sostenibile e alla valorizzazione delle competenze lungo tutto il ciclo professionale”. Parallelamente, è necessario lavorare “sull’attrattività verso i giovani sulla cosiddetta ‘onda di ritorno’: favorire esperienze internazionali per poi creare condizioni per il rientro nel sistema produttivo italiano”. Lo ha detto Laura Di Raimondo, direttrice generale Asstel, partecipando a ‘La demografia cambia la società’ evento organizzato oggi da Adnkronos a Palazzo dell’Informazione a Roma.

Un esempio di “innovazione dal basso riguarda la conversione del salario in welfare – ha spiegato Di Raimondo – Inoltre, per far fronte al cambiamento delle priorità delle nuove generazioni, in particolare la centralità del tempo rispetto al denaro”, è necessario “un ripensamento profondo delle politiche di gestione delle risorse umane, dei salari e dei modelli di lavoro, perché la competitività futura dipenderà dalla capacità di rispondere a bisogni sempre più individualizzati e non più standardizzati per categorie. Siamo di fronte a una transizione, a una trasformazione che tocca la cultura radicata, non solo nelle nostre imprese, nel nostro sistema industriale, nell’economia, ma del sistema Paese. E questo – ha continuato – ci sta spingendo a ragionare in un modo completamente diverso: oggi non tutte le imprese possono fare un piano industriale a cinque anni, perché va rivisto ogni 3-6 mesi”.