di

Carlos Passerini, inviato a Dallas

Jorge, 68 anni, sta male da qualche settimana, il ricovero e le visite neurologiche, la situazione è seria. La famiglia: è sotto osservazione, non vogliamo false versioni o speculazioni

Dale, pa’. Dai papà. Le lacrime di Messi. E la paura, lo sconforto, lo smarrimento di tutti gli argentini che in queste ore si stringono attorno al loro campeòn, il loro dieci, dopo averlo celebrato ancora una volta, l’altra notte, per la tripletta show al debutto mondiale contro l’Algeria. Suo padre Jorge, 68 anni, sta male. Ormai da qualche settimana. È una cosa seria. Il primo malore in casa il mese scorso, poi il ricovero in una clinica, secondo qualcuno nella città natale di Rosario. La sua assenza nel ritiro di Kansas City era stata notata da tutti. Anche perché non mancava mai, el viejo, il vecchio, come ogni argentino chiama affettuosamente il proprio padre. Spesso, raccontano, era lui ad accendere il fuoco per l’asado da servire alla squadra. La voce circolava da un po’, ma è stato proprio il figlio ad ammettere dopo la partita, pur senza entrare nei dettagli, di stare attraversando un momento difficilissimo. Negli ultimi giorni la situazione è peggiorata. Quelle lacrime hanno fatto il giro del mondo. «La verità è che non c’entra niente con lo sport», la sua spiegazione davanti alle telecamere. «Ho passato dei giorni difficili — ha continuato — e complicati ma sono grato a tutta la delegazione, a tutti i miei compagni di squadra perché sono sempre stati al mio fianco, dandomi tanta forza per stare bene». Secondo Radio Mitre, avrebbe sostenuto esami cardiovascolari e neurologici. La Selecciòn sta facendo quadrato attorno a Leo. Nessuno ne parla. Guai a fornire dettagli. Talvolta, raccontano da dentro al quartier generale del Missouri, Leo non riesce a trattenere la commozione. Non durante gli allenamenti, dove vuole dare sempre l’esempio di capitano. Ieri, sui social, sono partite diagnosi di ogni genere. APPROFONDISCI CON IL PODCAST