Alle 22 del 12 giugno un aereo proveniente dalla Louisiana, negli Stati Uniti, è atterrato a Bangui, la capitale della Repubblica Centrafricana, dopo aver fatto scalo in Ghana. A bordo c’erano circa venti migranti di varie nazionalità, tra cui afgani e siriani, espulsi dagli Stati Uniti.
Come riferisce la Reuters, a bordo c’era anche un’attivista iraniana per la democrazia. La sua avvocata, Emily Trostle, ha definito “estremamente pericoloso” il suo trasferimento nella Repubblica Centrafricana.
“Queste persone vengono allontanate dagli Stati Uniti e abbandonate in paesi in cui non hanno status legale, legami o reti di sostegno. Temiamo che molte di loro saranno costrette a tornare nei paesi da cui erano fuggite”, ha spiegato Trostle all’agenzia di stampa britannica.
Secondo l’Iranian american legal defense fund (Ialdf), citato dalla Reuters, espellere cittadini iraniani verso la Repubblica Centrafricana è “un’azione che mette a rischio la loro vita, visti i problemi di sicurezza nel paese e il rischio che siano rimpatriati in Iran”. Ali Rahnama, direttore ad interim dello Ialdf, ha sottolineato che la situazione è particolarmente preoccupante “perché nella Repubblica Centrafricana c’è una forte presenza di mercenari russi del gruppo Wagner impegnati nella lotta contro i gruppi armati e, come sappiamo, Mosca ha ottimi rapporti con il regime iraniano”.






