Ho passato gli ultimi cinque anni a sentirmi chiedere, in interviste pubbliche e in conversazioni private, se quindi non si possa più dire niente. E la differenza tra le due circostanze è che nelle occasioni pubbliche, per evitare lungaggini e spiegazioni a interlocutori stolidi, non cito mai Lorne Michaels.

In privato sempre, perché tutto quel che serve dire delle regole, dei confini, dei divieti, e dell’effetto che doversi muovere dentro uno schema abbia su una persona creativamente capace l’ha detto Lorne Michaels in un’intervista di dodici anni fa.

Lorne Michaels è un signore di ottantun anni, e produce il “Saturday Night Live” da quando ne aveva trenta (con un’interruzione dopo i primi cinque anni). Non ho mai letto un’intervista a Lorne Michaels in cui non dicesse cose intelligentissime, e ho guardato con grandi aspettative “Lorne”, il documentario su di lui che non so se arriverà mai in Italia.

Non sono un’ammiratrice del “Saturday Night Live” – penso abbia di media uno sketch buono ogni tre puntate, con l’eccezione di quando a fare il conduttore d’una puntata arriva qualche comico parecchio bravo e si mette a scriversi gli sketch – ma chiunque viva nel mondo degli adulti e non in quello dei commentatori social sa che nessun prodotto è eccezionale per cinquant’anni.