Libero QuotidianoBlogStile e stilettoLa vanità maschile è una dichiarazione di eleganza sussurrataDaniela MastromatteiDaniela Mastromattei è caposervizio di Libero dove si occupa di attualità, moda e costume, adesso anche "in prestito" alla politica. Ha cominciato a fare la giornalista al quotidiano Il Messaggero, dopo un periodo a Mediaset ha preferito tornare alla carta stampata2' di letturaPer anni ci hanno raccontato che la vanità fosse un difetto. Peggio ancora se maschile. L’uomo doveva essere possibilmente disinteressato allo specchio. Un po’ manager, un po’ operaio, un po’ atleta. Purché non innamorato della propria immagine. Poi è successo qualcosa. Lasciando da parte narcisisti e “piacioni” l’uomo, quello tutto d’un pezzo, investe sulla propria immagine con consapevolezza. E Pitti Uomo 110 alla Fortezza da Basso di Firenze con 740 marchi provenienti da oltre 30 Paesi, racconta questo cambiamento. La moda maschile sta tornando a un concetto che avevamo quasi dimenticato: l’eleganza. Non quella rigida e impettita dei vecchi consigli di amministrazione. Non quella esibita dei loghi grandi quanto un cartellone pubblicitario. Ma quella che nasce dalla qualità. Dalla leggerezza. Dal piacere. «Vestirsi era un piacere», ricorda Brunello Cucinelli, e nelle sue parole c’è molto più di una riflessione sulla moda. C’è una fotografia culturale. Una volta gli abiti si compravano con i primi stipendi e si conservavano per anni. Oggi consumiamo vestiti come contenuti digitali. Pitti sembra voler invertire questa rotta. Non è un caso che la parola più ascoltata nei corridoi della Fortezza sia leggerezza. Leggera è la giacca. Leggero è il tessuto. Leggera è la costruzione. Leggero deve apparire persino lo sforzo dell’eleganza. Perché l’uomo oggi vuole sembrare naturalmente impeccabile.