Quando si accomodò dietro la scrivania per la conferenza di presentazione delle semifinali di Nations League della Concacaf, in una fredda mattina di febbraio 2025, nessuno o quasi nella sala stampa del Sofi Stadium di Inglewood, in California, avrebbe mai immaginato che il primo pensiero di Jesse Marsch, il ct americano del Canada, non sarebbe stato calcistico.

Canada, Messico, Stati Uniti e Panama nello stesso atto finale del torneo, clima sportivo teso, rivalità accese. Eppure… «Prima di ogni altra cosa - esordì il 52enne allenatore originario del Wisconsin - voglio dirvi che, da americano, mi vergogno». Bum! Una dichiarazione netta, decisa, in risposta alle frasi di Donald Trump sull’annessione del Canada, il “progetto” del 51° stato che «ha bisogno della nostra protezione».

Marsch proseguì, ancora più diretto: «Da americano mi vergogno dell'arroganza e della mancanza di rispetto che abbiamo dimostrato verso uno dei nostri alleati più antichi e leali. Il Canada è una nazione forte e indipendente, profondamente radicata nella decenza. Ed è un luogo che valorizza l'etica e il rispetto, a differenza del clima polarizzato, irrispettoso e spesso alimentato dall'odio che si respira negli Stati Uniti».